CANI DA GUARDIA:  …non fu sicuramente la Natura a creare le razze!

Cani da guardia

Sicurezza Abitativa Anticrimine di Torino, è nata la F.I.C.G. – Federazione Italiana Cani da Guardia. Ormai tutti sanno e molti lo hanno già provato a “proprie spese” che possedere un cane appartenente ad una razza classificata come tale non significa sempre godere di un soggetto che sappia fare il suo "mestiere", anzi! Quanti cani ho visto nella mia vita che a 4/5 anni non sapevano minimamente cosa significasse fare la guardia!

Portale sui cani da guardia

La FICG sarà aperta a tutte le razze notoriamente classificate da guardia ma non escluderà le altre anche se da caccia, da difesa, da presa, da soccorso o addirittura meticci se capaci di svolgere il NOBILE ruolo. Questo perché nonostante io allevi da anni una razza che dovrebbe essere specifica per la guardia ho visto troppe volte Pastori dell’Asia Centrale (sia in Italia che nei loro paesi d’origine) magari forti ed aggressivi ma completamente privi di ogni senso di diffidenza dall’essere umano sconosciuto. Per contro mi è già capitato di incontrare cani tipo Labrador, Terranova, vari cani da caccia, etc.. che se la sapevano cavare egregiamente in tal senso. Chi ha già letto il mio primo libro "GUARDIANI SI NASCE", ricorderà i racconti di un mio cane da caccia di nome REM, di razza Drahthaar e di un altro ARGO di razza Espaniel Breton che non avrebbero sicuramente sfigurato nei confronti di quelli allevati e venduti oggi per idonei alla mansione.

Cani da difesa

La Federazione avrà anche l’obiettivo di informare, assistere e promuovere tutti gli allevatori, professionisti ed amatoriali, che vorranno operare onestamente mantenendo le promesse fatte ai loro acquirenti sui cuccioli destinati alla guardia. Formare ed associare tutti i proprietari ed appassionati di cani che vorranno approfondire la loro cultura cinofila sul cane da guardia.

Cane per difesa personale

Il CIG - Certificato di Idoneità alla Guardia FICG sarà l’unico documento ufficiale della Federazione che attesterà le attitudini del cane nel saper svolgere il lavoro di guardiano ed il Certificato Genealogico Caratteriale CGC (da leggersi cigici) certificherà ufficialmente la capacità di svolgere il ruolo di guardiani di tutti i genitori e progenitori del cane iscritto. Con l'emanazione del CGC non è utopistico pensare che in meno di dieci anni chiunque potrà acquistare in Italia un cucciolo sapendo precisamente se i suoi antenati erano buoni guardiani oppure no.

Cani da presa

A fronte di queste considerazioni è però doveroso specificare cosa intenderà la federazione per “CANE DA GUARDIA”.

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NEWS
11/09/2019 
CANI DA GUARDIA:  …non fu sicuramente la Natura a creare le razze!
Nell’immediato dopo guerra, mio padre riprese la sua grande passione per la caccia che aveva dovuto accantonare per arruolarsi nella Marina Militare.
Il suo cane si chiamava ARGO, nessuno riusciva a decifrare a quale razza appartenesse, l’unica cosa che invece tutti conoscevano erano le sue qualità. Mi raccontava spesso le imprese di quel cane ed io chiedevo sempre di che razza fosse stato. Mio padre, prima rideva e poi mi rispondeva: “Qualcuno lo definiva un incrocio fra Bracco italiano e Bracco tedesco, ma vai a sapere se era vero, quello era incrociato un po’ con tutti, …persino con le macchine da cucire!”.
 
Quando morì mia nonna, io mi stupii molto nel vedere che tutti piangevano vicino alla bara, mentre mio padre rimaneva impassibile. Era il tempo che gli uomini non dovevano piangere mai. Ma quando lui mi parlava di ARGO e finiva sempre con la solita frase: “Povera bestia, se n’è andato anche lui!” I suoi occhi diventavano rossi, si alzava velocemente e se ne andava per non far vedere la sua commozione. Eppure, mio padre fu sempre un uomo incredibilmente granitico, dal quale non trapelavano mai emozioni, bastava un suo sguardo per raggelarmi il sangue e vi garantisco che io non ero un ragazzino che si faceva impressionare troppo facilmente.
 
Mi ricordo invece quando erano ormai gli ultimi anni che si dedicava alla sua passione venatoria e mi portò con lui, per più di una settimana, a cercare nei “moderni” allevamenti di allora, un buon cucciolo da crescere come futuro compagno di caccia.
Era estate, nel periodo delle mie vacanze scolastiche e si lavorava sui tetti delle case a cambiare le grondane che l’inverno aveva rovinato, sotto il sole cocente fino alle 16,00 e poi, sul suo furgoncino FIAT 800, partivamo alla ricerca del nostro potenziale beniamino. Per mio padre, sarebbe diventato un compagno di caccia, mentre per me, un eroe!
Non immaginate quante volte, di fronte all’allevatore che raccontava le solite imprese epiche dei suoi cani da caccia, in quel momento però chiusi in piccole gabbie con il fondo in cemento mal odorante, mio padre mi guardava con la sua inconfondibile espressione che assumeva quando non credeva ad una sola parola di cosa gli si stesse raccontando.
Non appena usciti, mi diceva subito: “Di tutti quelli, non ce n’è uno che valga un’unghia di cos’era ARGO!”.
 
ARGO fu sempre un mito nella cittadina dove abitavamo, oltre ad abile cane da caccia, di cui non so nulla, in quanto morì molto prima che nascessi io, collaborava tutto il giorno alla vita famigliare. Innanzitutto faceva una buona guardia al cortile dove abitavano i miei nonni, poi teneva lontani altri cani, gatti, ratti, etc. Mio nonno, nato nel fine ottocento, raccoglieva legna nei boschi per arrotondare una pensione da fame che lo Stato gli riconosceva, in quanto reduce di alcune guerre, ex operaio della Fiat Ferroviaria e per alcuni anni spazzino comunale.
ARGO era la sua ombra, custodiva il carretto a mano, carico di legna, senza lasciare che nessuno si potesse avvicinare. In più, legato all’estremità anteriore, lo aiutava a tirarlo fino a casa, come fosse stato un mulo. E che grinta ci metteva!
Se poi mio nonno passava all’osteria (cosa molto frequente), era lui a far si che nessuno se ne approfittassi della sua ebbrezza e non gli rubasse quei pochi soldi che aveva appena guadagnato in una giornata di fatiche che oggi nessuno di noi saprebbe sostenere. Quando invece, ARGO rimaneva a casa e mia nonna non vedeva il marito a rincasare, gli diceva: “ARGO, dua alè Det?”. (Dov’è Benedetto?). E lui partiva come un fulmine per recarsi all’osteria ed avvisarlo che la “ricreazione” era finita ed era ora di tornare a casa.
 
Ricordo appena mio nonno Bendetto (“Det”), seduto ormai anziano su quella sedia di vimini vicino alla finestra, mi è invece molto più nitida l’immagine di nonna Francesca (Cichina), una pecoraia che aveva sposato un operaio, senza però aver mai cambiato il suo "look", né tanto meno i suoi atteggiamenti. Era sempre vestita di nero, portava un foulard in testa altrettanto scuro ed il suo sorriso era privo di denti, fin da quando l’avevo conosciuta. Annusava tutto il giorno il tabacco da naso, non aveva paura di nulla e chi la importunava doveva vedersela con il suo bastone.
Quando in quelle due stanze a pian terreno si parlava di ARGO, finiva sempre che a qualcuno spuntava una lacrima e per camuffare l’emozione, estraevano tutti un logoro fazzoletto di stoffa dalla tasca e si soffiavano il naso. Poi il discorso passava subito ad un altro argomento per scacciare il ricordo.
Eppure nessuno non seppe mai decifrare la razza di quel grande cane che aveva lasciato così tanti rimpianti nella nostra famiglia.
 
Poco prima di Natale sono stato in Abruzzo per portare un mio cucciolo ad un giovane agricoltore ed allevatore di mucche. Possiede anche un piccolo gregge di pecore che alleva con passione ed in memoria del nonno, vecchio pastore locale. Ad ogni primavera, lo aggrega ad un altro molto più numeroso gestito da un autentico pastore che si dedica ancora alla vita dei pascoli su una montagna vicino ad Avezzano. Credo che quella sia una delle zone più frequentate dai lupi.
 
Ho trascorso un po’ di tempo con lui e con un altro amico, una parte della notte l’abbiamo impiegata girando con un fuoristrada su e giù per le montagne, nei boschi, nelle radure, etc. con lo scopo di avvistare qualche lupo, pare si facciano ormai vedere abbastanza facilmente, i due ragazzi erano desiderosi di mostrarmeli, ma in quell’occasione non è accaduto. (Il lupo è il lupo, mentre noi un po’ ingenui!).
 
La mattina seguente siamo stati da Tonino, il pastore più famoso e “rustico” della zona.



In questo momento lui possiede un limitato branco di pochi maschi: il più piccolo di statura è il capo assoluto degli altri, si chiama Mussolini e mostra molti segni sul muso di cos’è la vita della montagna.


 
Sapete cosa mi ha detto non appena mi ha visto?
“Cani buoni per i lupi non ce ne stanno più, né di questi Maremmani-Abruzzesi che fanno adesso, né di quelli della razza che allevi tu. Abbiamo già provato a portare in montagna un pastore dell’Asia centrale, altro che andare contro il lupo! Quello manco è sopravvissuto alla vita dei pascoli! Altri pastori hanno acquistato dei Caucaso, ma manco quelli sono buoni, troppo grossi e sempre stanchi! A noi non servono cani da salotto, buoni solo a parole, in montagna ci vogliono animali veri, quelli con i coglioni!”.

 
Ricordo la prima volta che incontrai in Abruzzo un anziano pastore. Come capì che ero un allevatore di cani, voleva che me ne andassi subito. Mi disse: “Tu vuoi venire qui a insegnare a noi chi sono i cani? E che ne sai tu che li tieni in gabbia tutto il giorno e li riempi di crocchette! Portali su in montagna da noi con le pecore e poi vedrai che fine faranno i tuoi cani! Voi siete tutti maestri, buoni con le parole e a farvi pagare dei cani che non valgono nulla!”.
Furono poi alcuni miei amici del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza a spiegargli che non ero venuto fin lì per parlare dei miei cani, né per vendergli qualche soggetto (come avevano fatto altri in passato), ma solo per imparare qualcosa di nuovo.

 
Oggi, molti pastori, con me si stanno dimostrando molto generosi, quando ho tempo li raggiungo e non appena arrivo, mollano tutto per portarmi in montagna. Parliamo per ore di cani con grande passione, spesso intorno ad un tavolo bandito di qualche specialità locale fatta in casa, in questi anni mi hanno insegnato molto ed ogni volta che mi trovo su quelle montagne, sono l’uomo più felice del mondo.


 
Certamente il cane che serve per custodire le pecore, non è quello che seleziono io per la guardia della casa e protezione della famiglia, direi quasi che ai pastori sono più utili quelli che scarto per loro smisurata diffidenza, mentre i migliori dei miei soggetti, così coraggiosi contro l’estraneo, non potrebbero sopravvivere una sola stagione contro i lupi.
Ho già inserito alcuni dei miei cani da pastore fra quei greggi, pare che riescano a sopravvivere bene alle avversità della montagna perchè derivano da genitori molto rustici e frugali, ma è ancora troppo presto per trarne delle conclusioni definitive. Staremo a vedere.
 
Vi ho raccontato tutto questo per dirvi che chi lavora coi cani, non bada troppo alla razza, né si lascia mai influenzare dalle leggende. Quando consegno uno dei miei cuccioli ai pastori, solitamente non fanno mai inutili considerazioni sulla morfologia, né tanto meno sul colore, il massimo che dicono è: “Speriamo che vada bene!”.
 
 
Il pastore non può viziare il suo cane, né averne troppa cura, anche se spesso gli serve molto per il lavoro e potrei anche dire che a sua maniera, lo sappia amare (senza esagerazione).


 
Il cane da gregge, dovrà vedersela contro il lupo, un parente lontano a cui nessuno somministra il cibo. Il predatore deve cacciare per sopravvivere e quindi acquista un’astuzia mille volte superiore ad un semplice cane.
Questo è il motivo perché molti pastori nomadi dell’Asia centrale, decisamente ancora più “aborigeni” di questi nostri abruzzesi, non sanno cosa significhi somministrare il cibo ai loro cani, tranne qualche raro avanzo di pane immerso nel siero del latte. Il cane rispetta e difende il gregge perché rappresenta la sua più importante fonte di sopravvivenza. Laggiù, l’uomo non interviene mai, viceversa la disparità fra cane e lupo sarebbe troppo grande e le pecore verrebbero facilmente predate dai selvatici.

 
Prima di lasciare la montagna, ho detto a questo mio amico che mi stava accompagnando a valle: “Qui in Abruzzo, non credo potranno mai essere inseriti fra i greggi altre razze di cani, i pastori locali apprezzano solo il - cane bianco - per tradizione!”. Lui mi ha risposto prontamente: “Ma che dici? Oggi i pastori sono disperati per gli enormi danni che i lupi stanno facendo, a loro non interessa nulla della razza o del colore, tu puoi pure portargli un cane verde o rosso, se funziona bene, diventerà il loro cane! Il vero problema è che nessuno di loro sta funzionando, indipendentemente dalla razza, non si trovano più i cani di un tempo!”.
 
Per chi vuole leggere qualcosa di veritiero sui cani, è stato scritto molto, basta approfondire l’argomento su testi scientifici e non solo sulle varie riviste cinofile sponsorizzate dai produttori di crocchette, oppure sui siti internet e forum di chi intende il cane come oggetto di sfarzo per le esposizioni di bellezza, ricamando poi su ogni razza ogni tipo di leggenda. E’ chiaro che in quegli ambienti esiste la maggior parte del business cinofilo internazionale e che chi vi partecipa contesta con forza ogni mia considerazione, ma le mie teorie non sono un'invenzione ma molto antiche e derivano dall’esperienza di chi con i cani ci lavora ogni giorno.
Oggi esiste la tendenza di chiamare con l’appellativo “cane da lavoro” quei soggetti che partecipano alle competizioni agonistiche di varia natura, ma quello è un gioco per il cane, non un lavoro! Il vero cane da lavoro, è ben altra cosa, ovvero quello che sa affiancare l’uomo nelle fatiche quotidiane e spesso senza alcun ringraziamento o troppe cure. E per fare questo non basta essere dei campioni, è necessario essere dei cani Veri come oggi ne esistono solo più pochi, indipendentemente dalla razza d’appartenenza.
 
Alcune settimane fa, ho pubblicato un articolo su un cane, ancora molto giovane che ho acquistato circa un anno fa da un amico in Transilvania. Non so ancora se diventerà un buon guardiano e se deciderò quindi di utilizzarlo come riproduttore, per adesso mi limito ad ammirare le sue incredibili prestazioni atletiche di autentico animale, quasi selvatico.


 
Nell’articolo ho svelato l’incerta provenienza della nonna paterna, ovvero la madre di quello che oggi è considerato il cane da gregge più forte che esista in quella regione: un vero portento della genetica.
Si tratta di una femmina di cane da pastore trovata anni fa presso un contadino che non seppe mai dare troppe informazioni sulla sua genetica, anche se è possibile che provenga dall’Asia centrale, ma senza certezze. In compenso è dotata di prestazioni fuori del normale, assolutamente superiori ad altre femmine di qualsiasi razza che io conosca, compreso quella che allevo. Lei è ormai morta di vecchiaia, ma esistono strabilianti filmati che la riprendono durante azioni di difesa della proprietà e in altre situazioni dove si percepisce facilmente che si tratta di una vera rarità genetica.
 
Sapete su cosa si sono concentrati tutti i commenti dei “cinofili” moderni che oggi scrivono su Facebook e sui forum?
 
Mica sulle strabilianti prestazioni di quella femmina di cane da pastore, unica nel suo genere, trasmesse abbondantemente al figlio e già in parte al nipote (quindi ottima fattrice), bensì sull’eventualità che utilizzando il giovane discendente come riproduttore, io non avrei più prodotto cani di “pura” razza al 100% (ma solo più all’87,5% in prima generazione, al 93,75 in seconda e così via).
 
Molto diverso fu per un altro mio cucciolone che pubblicizzai come “aborigeno” proveniente da un genitore “afgano”,



oggi la parola “aborigeno” va molto di moda in cinofilia e “l’Afganistan” rende tutto più misterioso da quanto riportato nei telegiornali, quindi grande entusiasmo!
 
Non una sola persona scrisse qualcosa sulle prestazioni dei due nuovi arrivati, ma il cane aborigeno ebbe immediato successo, come in Afganistan esistesse la razza pura dei cani da pastore e non ci fossero incroci quotidiani con i levrieri (afgani) ed altri meticci.
 
Sapete qual’é la più grande difficoltà attuale per inserire in riproduzione i cani che si trovano ancora con i pastori e che lavorano nei pascoli (cioè quelli veri)? Che anche se si tratta di capolavori genetici, solitamente non hanno il pedigree e se mai l’avessero avuto, sarebbe stato utilizzato come un semplice pezzo di carta per accendere la stufa! Perché nei pascoli non servono i documenti, bensì saper sopravvivere alla vita! Ma la cosa più “tragicomica” è che se si decidesse di ufficializzare uno di quei cani come appartenente alla sua razza, sarebbe necessario sottoporlo al giudizio di persone incaricate dalle varie federazioni cinofile che non hanno mai toccato una pecora in tutta la loro vita!
 
Sono stato un anno fa in Sicilia, in occasione di un convegno promosso per il riconoscimento dell’antico “cane di mannara”, uno storico cane da pastore, meticcio, di cui è molto difficile rintracciarne ancora degli esemplari che lavorino realmente fra i greggi, visto che anche gli stessi sono in forte calo per varie ragioni.



Tutti sostengono fosse un cane di grande carattere, temuto anche dalla popolazione per la sue doti di superbo guardiano e, proprio adesso che è quasi scomparso, lo si vuole far diventare una razza pura. Strano no?


 
Il problema è che i pochi rimasti, ammesso che siano gli stessi di allora, sono tutti fortemente diversi nella morfologia, qualcuno sostiene che l’”originale” fosse molto alto e robusto, altri più piccolo e che avesse il pelo arricciato, altri ancora no, quindi con l’aiuto dell’ENCI, si sta stilando uno standard “basato sui ricordi” per procedere all’ufficializzazione della razza.


 
Così la cinofilia italiana avrà un altro cane che un tempo affiancava l’uomo nelle fatiche quotidiane, mentre oggi inizierà a varcare i ring espositivi stabilendo campioni, “esperti” di razza, giudici, appassionati e molta gente che parlerà di questa nuova razza come “pura”, nonostante sia scaturita da chissà quante centinaia di spontanei incroci casuali, ma che da domani escluderà dal mercato quelli privi di pedigree e basterà un solo centimetro di differenza per “far cascare il mondo!”. Per cosa riguarda il carattere, spero che non lo perderà presto anche lui, com’è già successo per tutti gli altri che hanno percorso lo stesso itinerario.
 
Purtroppo, questo è quanto è rimasto della nostra cinofilia.
 
Ma in effetti, come qualcuno già sostiene, io potrei essere solo un pazzo qualsiasi che si prende il piacere di remare controcorrente a tutto quanto risulta ormai riconosciuto dalle istituzioni cinofile internazionali, se non fosse che questi argomenti li trattarono a fondo anche personaggi molto famosi come Konrad Zacharias Lorenz (Vienna, 7 novembre 1903 – Altenberg, 27 febbraio 1989),



ormai considerato da coniuge il fondatore della moderna etologia scientifica, al quale fu conferito nel 1973 il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia. (E’ possibile leggere un suo breve libro ancora reperibile, dal titolo: “E l'uomo incontrò il cane” (1950). Breve ma molto interessante.

La stessa cosa fecero di recente i coniugi Coppinger, probabilmente i biologi più esperti al mondo sul cane, senza che però nessuno li tenesse mai troppo in considerazione e decidesse di ricredersi sulla strada ormai intrapresa.

 
Sul loro libro “Dogs”, tradotto da tempo in lingua italiana, ma poco pubblicizzato negli ambienti cinofili ufficiali, perché assolutamente scomodo al business cinofilo occidentale delle esposizioni, partendo da pag. 156, i Coppinger, citano testualmente: (“Razza è un termine citato principalmente per animali domestici: implica la cattura ed il confinamento di animali, programmi di allevamento e accoppiamenti combinati. Denota isolamento sessuale, che non viene raggiunto tramite separazione geografica o selezione naturale, ma per opera dell’uomo, con la conseguente selezione artificiale per un tratto preferito. Scegliere il mantello bianco perché si ritiene in qualche modo puro, oppure uno cordato perché è originale, è un capriccio. Preservare i caratteri regionali dei cani guardiani nell’ambiente isolato degli allevamenti è un capriccio, perché gli adattamenti richiesti dalla vita in montagna, non sono affatto gli adattamenti richiesti dall’ambiente civilizzato.) (“Capire la transumanza è fondamentale per capire – le razze – dei cani guardiani. La transumanza ha sempre avuto un effetto diretto sullo sviluppo di buoni cani guardiani da lavoro, comprese le variazioni regionali”.) (Le grandi razze di cani guardiani appartengono storicamente a queste popolazioni pastorali nomadi (transumanti). In ogni viaggio, i loro cani sono in grado di accoppiarsi con i cani locali, lungo il percorso. Quando arrivano ai pascoli di montagna, si accoppiano con altri cani di pastori provenienti da altre nazioni. I cuccioli che nascono nei pascoli vengono venduti o dati ad amici di pascoli lontani. I geni di un singolo cane, possono quindi spargesi lungo il tragitto e poi, attraverso i cuccioli, essere trasportati in regioni che non hanno mai visitato. E tutto ciò può accadere nel giro di pochi mesi. In un solo anno, i geni di un singolo cane, possono viaggiare per migliaia di chilometri.) (Ogni anno c’è un mescolamento e rimescolamento di infinite popolazioni di cani.) (Il fatto che queste culture pastorali abbiano radici antiche non significa che i cani siano rimasti puri, (cioè isolati sessualmente) dalla migrazione originale. Anzi, significa esattamente il contrario.) (Il primo studio che feci sul DNA mitocondriale dimostrò che i miei Border collie avevano sequenze di aplotici identici ai pastori di Ciarplanina che avevo portato dalla Jugoslavia. In un’altra ricerca, un Maremmano-Abruzzese che avevo comprato sul Gran Sasso, aveva un aplotipo identico ai lupi della Romania e del sud della Russia. Avere lo stesso aplotipo significa che da qualche parte, nel non-troppo-lontano passato, i miei Border Collie e i pastori di Ciarplanina, hanno avuto la stessa nonna. Nel Maremmano-Abruzzese a guardia del mio gregge in Massachusetts c’era un aplotipo identico a quello di qualche bis-bis-bisnonna in cui l’aplotipo compariva anche in un lupo della Russia, probabilmente discendente da un lupo che aveva incontrato durante la transumanza).
 
E la stessa cosa accade nella “razza” che allevo io e seleziono per la guardia da molti anni: il pastore dell’Asia centrale. Ad ogni mio viaggio nel continente medio-asiatico, raccolgo decine di testimonianze su come quei cani da pastore s’incrocino con qualsiasi altro delle più svariate razze.



A chi parteciperà ai miei corsi di specializzazione potrò spiegare il perchè questo non può far altro che bene alla razza.

 
La prima volta che mi inoltrai nel deserto del Karakum in Turkmenistan, vidi un branco di cani randagi di sembianze identiche a quelle dei pastori locali, i famosi “Alabai” diventati ormai patrimonio di Stato, alcuni con orecchie e coda tagliate ed altri completamente integri, ma la cosa più curiosa è che con loro c’era una femmina di Pastore Tedesco in calore che presto sarebbe stata coperta dal più dominante del branco. I cuccioli nati si sarebbero probabilmente allevati allo stato brado ed i sopravvissuti, accoppiati  successivamente con quelli dei pastori, dando così via ai famosi “cani aborigeni” per i quali oggi stanno tutti sbavando; tra l’altro a soli pochi anni di distanza da quando molti proponevano pachidermi di 80/90/100 Kg. made in Russia, presentati al pubblico come originali cani da pastore medio-asiatici, imbattibili su ogni altro animale, “cacciatori di lupi”, vere leggende a parole, ma poi verificatisi in pratica un vero fiasco genetico, pieni di patologie e completamente inutili a qualsiasi lavoro col gregge.
 
Giornalmente ricevo telefonate ed e-mail da chi vorrebbe sapere da me, se per la guardia, è più indicato un cane da pastore dell’Asia centrale od un pastore del Caucaso, un Ciarplanina od un pastore dell’Anatolia (meglio se chiamato Kangal: un nome che oggi fa molta “tendenza” in occidente). Un Maremmano-Abruzzese o un Cane Corso.
 
Ma il discorso è sempre lo stesso: è più indicato per la guardia, il cane che SA FARE LA GUARDIA perché è nato guardiano! Tutti gli altri non serviranno mai a nulla, indipendentemente dalla razza a cui appartengono!
E’ invece fondamentale che non siano troppo grandi, grossi, pesanti e non facciano tanta fatica a portarsi dietro quel “testone” grande quanto ad un televisore, viceversa sarà già quello il loro lavoro e motivo per stare tutto il giorno coricati all’ombra e fregarsene del vostro territorio, visto che a fine giornata, il cibo glielo somministrerete voi e non dovranno sicuramente cercarselo da soli!
 
Se volete saperlo, uno dei pochi motivi che a suo tempo scelsi il cane da Pastore dell’Asia centrale per la mia selezione di guardiani, fu proprio perché era la razza, “meno razza” che esisteva ancora nel mondo, infatti trovai in questo cane tutto quanto cercavo per creare una selezione di efficienti guardiani come oggi dispongo. Ma non si deve pensare che a questa razza appartenga l’esclusiva di saper far bene la guardia, meglio di altri cani da pastore.
Dalla mia stessa selezione, ormai ultra decennale, nascono ancora in ogni cucciolata, soggetti che la guardia contro l’uomo la sanno fare poco o male, tant’è che ne regalo o svendo spesso ai pastori per “tentare” la via dei pascoli. 
 
Nello specifico lavoro che deve fare un cane da guardia per proteggere la casa e la famiglia che vi abita, se non esiste l’esperienza dell’allevatore che oltre al suo bagaglio culturale, deve anche trascorrere molto tempo con i suoi cuccioli per capirne l’indole di ognuno, nessuna razza costituisce garanzia di risultato!
 
Ogni cucciolata, non nasce mai con lo scopo di essere separata dai genitori, affidando i singoli soggetti a famiglie diverse, bensì per crescere insieme ad un branco che viva allo stato brado, …quindi non è utile che siano tutti guardiani!
Quando una femmina partorisce i suoi piccoli, nascono cuccioli con ruoli ben distinti e già definiti dalla Natura, ideali alla sopravvivenza del branco: alcuni più diffidenti ma meno coraggiosi, quelli con l’incarico di attaccare chi s'avvicinerà al branco, altri che dovranno riprodursi e quindi salvaguardare innanzitutto la loro incolumità, altri ancora che faranno da piacere fra i più aggressivi, per evitare che riportino danni eccessivi, etc.
 
Com’è quindi possibile scegliere un cucciolo a caso, di una qualsiasi razza e proporlo come ottimo futuro buon cane da guarda a chi né rivela la necessita?
 
La creazione di mote razze è stata una grande trovata commerciale, oggi il traino di tutto il mondo cinofilo in cui lavorano migliaia di professionisti, ma non è stata sicuramente la soluzione ideale per individuare il cane che sapesse fare la guardia come l’uomo necessitava.
 
E probabile che su quanto ho appena scritto, molti cinofili moderni non si troveranno d’accordo, perché altre teorie ormai diffuse sostengono il contrario ma, in base alla mia esperienza diretta e pratica, maturata testando in varie parti del mondo, migliaia di cuccioli e cani adulti destinati alla guardia, non conosco altre realtà che meritino di essere tenute in considerazione.


 
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