Cani da guardia

Sicurezza Abitativa Anticrimine di Torino, è nata la F.I.C.G. – Federazione Italiana Cani da Guardia. Ormai tutti sanno e molti lo hanno già provato a “proprie spese” che possedere un cane appartenente ad una razza classificata come tale non significa sempre godere di un soggetto che sappia fare il suo "mestiere", anzi! Quanti cani ho visto nella mia vita che a 4/5 anni non sapevano minimamente cosa significasse fare la guardia!

Portale sui cani da guardia

La FICG sarà aperta a tutte le razze notoriamente classificate da guardia ma non escluderà le altre anche se da caccia, da difesa, da presa, da soccorso o addirittura meticci se capaci di svolgere il NOBILE ruolo. Questo perché nonostante io allevi da anni una razza che dovrebbe essere specifica per la guardia ho visto troppe volte Pastori dell’Asia Centrale (sia in Italia che nei loro paesi d’origine) magari forti ed aggressivi ma completamente privi di ogni senso di diffidenza dall’essere umano sconosciuto. Per contro mi è già capitato di incontrare cani tipo Labrador, Terranova, vari cani da caccia, etc.. che se la sapevano cavare egregiamente in tal senso. Chi ha già letto il mio primo libro "GUARDIANI SI NASCE", ricorderà i racconti di un mio cane da caccia di nome REM, di razza Drahthaar e di un altro ARGO di razza Espaniel Breton che non avrebbero sicuramente sfigurato nei confronti di quelli allevati e venduti oggi per idonei alla mansione.

Cani da difesa

La Federazione avrà anche l’obiettivo di informare, assistere e promuovere tutti gli allevatori, professionisti ed amatoriali, che vorranno operare onestamente mantenendo le promesse fatte ai loro acquirenti sui cuccioli destinati alla guardia. Formare ed associare tutti i proprietari ed appassionati di cani che vorranno approfondire la loro cultura cinofila sul cane da guardia.

Cane per difesa personale

Il CIG - Certificato di Idoneità alla Guardia FICG sarà l’unico documento ufficiale della Federazione che attesterà le attitudini del cane nel saper svolgere il lavoro di guardiano ed il Certificato Genealogico Caratteriale CGC (da leggersi cigici) certificherà ufficialmente la capacità di svolgere il ruolo di guardiani di tutti i genitori e progenitori del cane iscritto. Con l'emanazione del CGC non è utopistico pensare che in meno di dieci anni chiunque potrà acquistare in Italia un cucciolo sapendo precisamente se i suoi antenati erano buoni guardiani oppure no.

Cani da presa

A fronte di queste considerazioni è però doveroso specificare cosa intenderà la federazione per “CANE DA GUARDIA”.

Domenica 1 Settembre 2019, Farra d'Alpago (BL), Giornata sui Cani Anti-Lupo + Esami per Cinofili
Domenica 1 Settembre 2019, Farra d'Alpago (BL), Giornata sui Cani Anti-Lupo + Esami per Cinofili
CANI DA GREGGE: COME SCEGLIERE I MIGLIORI E GESTIRLI IN SICUREZZA? CLICCA SU QUESTO LINK per guardare il video di presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=7UGTod66Ztk Domenica 1 Settembre 2019 a Farra d'Alpago (BL) ... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO »
FICG
Il Test Caratteriale adottato dalla FICG
I punti 1 e 4 dell’ Art. n. 4 dello Statuto della FICG – Federazione Italiana Cani da Guardia, citano testualmente: “Diffondere una corretta cultura cinofila sul cane da guardia, mirata alla conservazione di questa antica e naturale caratteristica dell’animale” e “costituire un trasparente certificato storico dell’animale che possa informare preventivamente la persona che adotterà un cucciolo o soggetto adulto di cane da guardia su tutti gli attributi caratteriali dei genitori, nonni, bisnonni, etc., tanto da tutelare il neofita da incauti acquisti presso privati o allevamenti”.
 

Ed è proprio con questa mia relazione tecnica che io vorrei spiegare tutte le fasi del mio percorso cinofilo che mi hanno portato ad adottare questo Test per valutare le caratteristiche di un
“buon cane da guardia”, in seno ad un'organizzazione come la FICG - Federazione Italiana Cani da Guardia (associazione nata in completa autonomia e senza nessuna attinenza con l’ E.N.C.I. - Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, con il solo scopo di occuparsi di tutti quei cani, anche meticci, che possono risultare utili a coloro che intendano impiegare l’animale da guardia come coadiuvante alla sicurezza della loro casa e della famiglia) che ha lo scopo primario di sviluppare una “corretta cultura cinofila sul cane da guardia”. Importante elemento che oggi manca nella nostra società moderna, anche grazie alle molte testate di giornali che in questi anni hanno raccontato di tutto sul cane da guardia con il solo scopo di fare lo scoop, ai soliti esaltati che considerano il cane da guardia un animale "mangia uomini" e ad altri che in contrapposizione, sono convinti che sia ormai diventato un loro simile e che quindi debba sedere ogni sera in salotto davanti alla tv e di notte coricarsi nel letto.
 
Però, prima di iniziare a spiegarvi nei dettagli le varie fasi del Test Caratteriale approvato dalla FICG, ritengo assolutamente indispensabile raccontarvi alcune esperienze personali che mi hanno portato ad escludere altre procedure di valutazione, anche se ormai considerate da tutti le più comuni, per stabilire le attitudini difensive del cane.
 
LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DI UN’ESPERIENZA NEGATIVA.
 
Fin da bambino, ho sempre avuto una grande curiosità di sperimentare in prima persona tutto quanto sentivo che gli altri raccontavano come assodata verità e non nego che questa mia tendenza, riuscì sempre a causarmi un bel po' di guai, anche se in certe occasioni mi regalò inspiegabili soddisfazioni che forse sono quanto mi hanno indotto oggi a vivere con concreta praticità.
 
Ricordo ancora come fosse ieri che mia madre mi disse: “Mi raccomando non infilare mai le tue dita nella presa della corrente perché potresti morire”. Io replicai: “Perché potrei morire?”. Lei mi rispose: “Perché in quei buchi c’è l’elettricità che serve ad accendere questa lampadina”. E nel frattempo accese la lampada a parete della cucina ed aggiunse: “Anche se l'elettricità è una cosa molto utile, l’uomo che la tocca, può anche morire!”.
Io ero molto piccolo, aspettai che lei uscisse per fare la spesa e provai subito ad infilare le mie dita nella presa per vedere cosa avveniva, il problema era che non entravano. Allora ricordai che la corrente elettrica serviva ad accendere la lampadina, quindi accesi anch’io la lampada, presi una sedia, salii su un piano di marmo dove veniva preparato il cibo, svitai la calda lampadina ed iniziai a toccare ovunque. Ad un certo punto presi una forte scarica, allora non esisteva ancora l’attuale “salvavita”, comunque Qualcuno mi salvò. Io non ricordo come avvenne, so solo che alcuni secondi mi sembrarono un’eternità ed al termine della mia "impresa", mi trovai seduto in terrà che piangevo con un gran batticuore ed un punto bianco su un dito della mano che non mostrai mai a mia madre per la paura che potesse scoprire l’accaduto.
Da quel giorno conservo ancora una gran paura per la corrente elettrica e quando mi capita di prendere una qualsiasi scossa, anche solo elettrostatica, mi viene sempre un po’ di quel batticuore.
 
Potrei raccontarvene altre mille di queste imprese che caratterizzarono la mia infanzia, adolescenza e una gran parte della mia vita, è ovvio che con il passare degli anni, la mia audacia, mista ad incoscienza, iniziò gradatamente a diminuire, mentre la curiosità di SCOPRIRE LA VERITA’ è ancora rimasta intatta come allora.
La grande curiosità di fare “nuove scoperte”, mi portò sempre ad affrontare situazioni che spesso si verificarono problematiche e ad ogni mia brutta esperienza, ne conseguì una NUOVA PAURA.
 
Ad esempio, da ragazzo, provai ad imparare a nuotare guardando altri come facevano in un fiume, ma mi buttai stupidamente dove c’era l’acqua più alta, fui salvato da alcuni amici più grandi e questo mi portò ad avere sempre un certo timore di morire affogato, anche se poi feci un regolare corso di nuoto e praticai, per svariati anni, sport acquatici come il kayak, il rafting, etc..
 
Quando avevo una quindicina d’anni, per una ragazzina, sfidai a pugni un gruppo di ragazzi, compreso il fratello, perché si opponevano alla nostra giovanile relazione. Ebbi ovviamente la peggio e ne presi tante, ma così tante che anche al futuro conseguimento del mio diploma di istruttore di karate, avvenuto in abbondante maggiore età, non riuscii mai a dimenticare quell’episodio.
Un giorno, in un torneo di arti marziali, presi addirittura un pugno da un tedesco che mi buttò giù i quattro denti che mi costringono ancora oggi alla mia protesi, ma non fu nulla nei confronti DELLA PAURA che provai quel giorno quando tutti mi stavano pestando. Tant’è che i vari “Dan” della mia cintura nera che presi in futuro, non furono mai sufficienti a farmi dimenticare quella brutta esperienza.
Come posso dire di aver un ricordo molto più lucido di tutte le volte che rimasi sconfitto piuttosto di quelle che riuscii ad avere la meglio nei soliti scontri che si facevano da ragazzi. 
 
Arrivò il momento della motocicletta e sfrecciavamo tutti sulle strade come proiettili, nulla valevano le raccomandazioni dei nostri genitori, fin quando ebbi un grave incidente che mi condizionò per sempre il futuro rapporto con il veicolo a due ruote, tanto da non poterlo più considerare oggi un piacevole divertimento.
 
In seguito mi dedicai ai cavalli per molti anni ed ebbi la grande fortuna di non subire mai forti calci invalidanti, come accadde invece ad alcuni miei amici. Però un giorno vidi da un allevatore un cavallo stupendo, bianco con delle pomellature nere e lo volli acquistare (costava poco), anche se l’onesto commerciante mi avvisò subito del carattere un po’ strano dell’animale. Mi sentivo un cavaliere esperto e quindi pensavo che sarei riuscito a domarlo, com'era avvenuto con altri.
Lo provai più volte nel maneggio ed il cavallo sembrava normale, uscii in passeggiata fin quando l'animale, dopo alcuni chilometri percorsi in maniera impeccabile, si fermò ostinandosi a continuare il suo percorso. Mi capitava spesso con cavalli giovani o un po’ timorosi e quindi io tentai a convincerlo in ogni modo, fin quando lui s’impenno alcune volte e vedendo che non riusciva a disarcionarmi, abbassò al testa partendo al galoppo senza più permettermi di fermarlo. Come fanno tutte le prede quando scappano, scelse la discesa e la sua fortissima andatura mi inibì nel buttarmi a terra. In quel momento pensai che la cosa più conveniente per me, fosse cercare di fermarlo, mentre lui, credo preso dal panico di non riuscire a sottrarsi a quella sfida, s’intromise in un bosco a forte andatura, fin quando arrivammo sull’orlo di un precipizio dove lui tentò o forse mimò solo, un salto nel vuoto. Io non so come feci, ma mi buttai giù per tempo dal cavallo ed anche lui si salvò, raggiungendo l'obbiettivo di essersi liberato del fastidioso cavaliere. Ovviamente il bel cavallo ritornò dal commerciante in cerca di un nuovo padrone.
Dopo quell’episodio, io continuai per anni la mia attività equestre, ma non fui mai più l’audace cavaliere di prima e ad ogni volta che qualcuno mi chiede ancora oggi di salire sul suo cavallo per provarlo, penso sempre a quel brutto episodio.
 
Io amo i serpenti come molti altri rettili che spesso incutono timore alla maggior parte delle persone, da ragazzo ne collezionai molti, mentre, anche senza suscitarmi particolare paura, riescono sempre a mettermi un po’ di inquietudine gli incontri improvvisi che faccio con piccoli topi di campagna che "abitano" il mio allevamento. Invece, mia moglie che non si spaventa minimamente di loro, teme in modo irragionevole anche solo una figura stampata di un qualsiasi rettile.
E questo strano rapporto con i topi credo di averlo maturato quando, da bambino, abitando sopra un panificio, un topo di medie dimensioni riuscì ad infilarsi nel mobile di una radio a valvole che avevamo in salotto. Un giorno sentii uno strano rumore che proveniva da quella radio, smontai il retro e lui, poverino, nell’intento di scappare, mi balzò improvvisamente sul petto visto che ero accosciato, per poi fuggire sotto un mobile. Mi presi un tale spavento che non dimenticai più.
 
Anche con i gatti ebbi una particolare esperienza che condizionò un po’ il mio rapporto con loro. Un giorno mi trovavo a cavallo in un bosco con mia figlia Sofia che pur essendo ancora molto piccola, sapeva già montare in modo eccellente una femmina di purosangue arabo di nome Luna. Lei vide un gattino “abbandonato” fra i rovi e volle che lo adottassimo. Andammo prima a posare i cavalli in scuderia, per poi ritornare in auto sul posto per vedere se c’era ancora il piccolo felino. Lo trovammo quasi subito, era un po’ nascosto ma riuscimmo ad individuarlo molto bene visto il suo mantello quasi tutto bianco. Lei esclamò: “Poverino, stanotte le volpi lo uccideranno, cerchiamo di prenderlo e portarlo a casa!”. Già da piccola, Sofia non ebbe mai paura di nessun animale e quindi fece un balzo ed afferrò il gattino. L’animale, spaventato, si trasformò in temibile aggressore, la morsicò ad un dito e lei si mise ad urlare. Senza pensarci troppo, io presi quell'animaletto dalle sue mani e lui mi morsicò fortissimo il dito indice, lo fece così forte e senza più staccarsi che io ne uscii con la mano tutta insanguinata. Ovviamente, appena riuscii a liberarmene, decisi di lasciarlo stare dove l’avevamo trovato. Da quel giorno, ogni volta che accarezzo il nostro gatto di famiglia, ricordo sempre quell'episodio.
 
Queste sono solo alcune delle esperienze negative che ebbi occasione di affrontare nella mia vita, accorgendomi nel tempo che ognuna loro, era riuscita ad infondermi una NUOVA PAURA che mi stava accompagnando.

E LA STESSA COSA AVVIENE NELLA MENTE DI UN CANE, SPECIALMENTE DA PASTORE: AD OGNI SUA BRUTTA ESPERIENZA, ASSOCIERA' UN NUOVO TIMORE CHE NON DIMENTICHERA’ PIU’, VISTO IL SUO FORTE ISTINTO DI AUTOCONSERVAZIONE DECISAMENTE SUPERIORE A QUELLO DI UN ESSERE UMANO.
 
TUTTI I CANI NASCONO GIA’ CAPACI DI MORDERE.
 
Una delle assurdità più eclatanti che si sente spesso nei campi d’addestramento è quella che: “Il cane deve imparare a mordere!”.
Praticamente, come alla scuola elementare si sostenesse di dover insegnare ai bambini a respirare, mangiare, bere, guardare, sentire, vedere, parlare e molte altre funzioni naturali che fanno già parte di tutti gli esseri umani.

Va inoltre anche precisato che alterare o stimolare l'aggressività di un cane è ormai anche vietato dalla Legge.
 
Il cane sa già mordere molto bene, fin dai primi mesi di vita, proprio perchè è un cane e chiunque, abbia già allevato, come me, qualche centinaia di cuccioli, conosce l'argomento. La cosa più frequente che mi accade, quando porto a casa dai miei clienti una cucciolata da selezionare, è che qualcuno, specialmente i più paurosi e meno socializzati, tentino di morsicarmi quando li prendo dal trasportino per alloggiarli nel recinto.
 
Per il cane, la bocca è l'organo più importante, la usa per espletare molte funzioni ed innanzitutto per masticare il cibo indispensabile alla sopravvivenza. Se non ci fosse il suo padrone che gli serve ogni giorno un “bel” piattino di crocchette colorate o se non riuscisse a rovistare nulla di commestibile nella spazzatura, dovrebbe necessariamente cercare qualcosa da cacciare e l’uccisione della preda avverrebbe innanzitutto con l’ausilio della sua bocca, sempre ben attrezzata di denti indipendentemente dalla razza d'appartenenza.
 
Spesso, quando gli addestratori sostengono che il cane dovrebbe imparare a mordere, si riferiscono al fatto che non tutti accettano di addentare e trattenere con la bocca un lembo della tuta o della manica antimorso, ma quello è riferito ai vari sport cinofili che prevedono questa funzione, ma non ha nulla a che vedere con il lavoro che deve svolgere un buon cane da guardia e molte volte anche quello da difesa personale REALE.
 
TUTTI i cani nascono già con la capacità di mordere molto forte, come può anche fare il soggetto “Omega” dei lupi, concepito dalla natura per vivere l'intera esistenza come sottomesso al resto del branco. Anzi, molti non sanno che è proprio l”Alfa-capobranco” a dover adoperare meno la sua bocca durante la vita, in quanto esonerato dalla caccia, oltre a preferire la parte più tenera della preda fatta di interiora e lasciare la più dura ai suoi subalterni. Ma la cosa più curiosa che chiunque oggi preferisce ignorare, è che nei lupi, come nei branchi di cani selvatici, sono sempre i cuccioli ad essere costretti a cibarsi di sole ossa avanzate dai più grandi. Risulta quindi facile capire che la storia di non dare le ossa per il pericolo che possano forare gli intestini, è una delle tante “favole di Cappuccetto Rosso” che oggi si ama raccontare, per semplice convenienza, negli ambienti della cinofilia, compresi quelli veterinari. Non escludo che potrebbe capitare una volta (anche se non conobbi mai un solo caso nella mia vita), ma la colpa non sarebbe da imputare alle ossa, cibo naturale per tutti i canidi della terra, bensì ad una semplice casualità o meglio alla probabile degenerazione genetica dell’animale, causata da una recente selezione dell’uomo sempre più devastante. Certamente le ossa vanno somministrate crude, come d'altronde avverrebbe in natura.
 
Non è curioso che proprio adesso che si vuole alimentare il cane con “pappette colorate” come fosse un ammalato convalescente, esistono migliaia di campi d’addestramento che vorrebbero insegnare agli stessi a mordere il malintenzionato?
E cosa dire allora di tutti quei cani acquistati dalle famiglie per semplice compagnia, trattati in casa come bambini viziati, ipersocializzati fin da cuccioli con tutti gli estranei che poi, all’improvviso, aggrediscono un famigliare devastandolo a morsicate? Chi avrebbe allora insegnato a questo animale ad "usare" la sua bocca, se non Madre Natura?
 
Quindi, se si vuole parlare seriamente delle attitudini genetiche di un qualsiasi cane, piccolo o grande, di pura razza o meticcio, da lavoro o da compagnia, non si può ignorare che anche il più timido ed apparentemente innocuo, solo che volesse, sarebbe capace di morsicare sufficientemente forte un essere umano, tanto da arrecargli seri danni. Ed è proprio da questa constatazione che è stata giustamente modificata la legge che in precedenza, additava alcune razze come “pericolose”, mentre oggi ha ampliato a tutti i cani la possibilità di essere considerati cani “impegnativi”, ovvero animali coi quali è necessario adottare alcuni particolari provvedimenti di detenzione che impediscano di ledere la pubblica incolumità.
 
Fin dall'infanzia, io tenni sempre con me numerosi cani, alcuni trovati per strada fra i randagi, altri di mio padre che era un cacciatore. come anche i miei vicini di casa ne possedevano qualcuno.
Ricordo che la prima forte morsicata la presi in un polpaccio, da un volpino meticcio abbastanza alto di statura. Avevo solo 7 anni e provai un gran dolore che mi fece imparare a non correre mai più in presenza dei cani. Poi ne seguirono molte altre, fra le quali ne ricordo una solenne di un Alano albino che mi devastò un prezioso giaccone in pelle imbottito appena acquistato, senza però infliggermi gravi danni. Ebbi anche un altro meticcio che quando non riusciva a mordere un cane di passaggio, mordeva me e spesso mi faceva sanguinare, ma come ho già scritto nei miei libri, un tempo non si dava tanto peso a quel tipo di incidente, accadeva un po’ a tutti noi ragazzi che “molestavamo” spesso i cani di strada e come cura andavamo semplicemente alla fontana per bagnarci la ferita. In ogni caso non ricordo che un cane avesse aggredito violentemente uno di noi, ci morsicavano una volta e se ne andavano per la loro strada. Si parlava già dell’antitetanica ed i nostri genitori provvedettero tutti chiamando il medico di famiglia che venendo a domicilio e facendo bollire la siringa di vetro sul gas della cucina, ci iniettò tale immunità con una solenne puntura, causandoci un dolore quasi superiore ad una morsicata, visto il diametro degli aghi di allora. 
Una bella morsicata la presi anche quando, incautamente, volli togliere un fagiano di bocca ad un cane di un compagno di caccia di mio padre, la verità è che volevo darla al mio che non era riuscito ad arrivare prima sulla preda ferita. Io ci tenevo a lui come il caporale Rusty a Rin Tin Tin e quindi soffrivo se il mio Argo non risultava il migliore; mio padre lo capiva e cercava sempre di consolarmi, assicurandomi che cani migliori di Argo, non ne esistevano al mondo...
 
Venendo da molte esperienze dirette, maturate in una vita a contatto con gli animali e non da una cinofilia imparata su internet, come adesso lo è per molti, non ebbi mai il dubbio che i cani sapessero morsicare, anzi, cercai sempre di occuparmi del loro equilibrio e salute mentale che considerai prima di tutto la cosa più importante per un cane che dovesse vivere in famiglia.
 
Ovviamente, non ebbi mai problemi con i miei cani da pastore dell’Asia centrale che seleziono ancora oggi per la guardia, anzi, per l’infinito rispetto che riservano a tutta la mia famiglia, appena diventano adulti, si rifiutano addirittura di utilizzare la loro bocca con noi, anche solo per gioco.
 
Le difficoltà le incontro sempre con quelli che non conosco, tipo i cani dei miei clienti, i soggetti che acquisto già adulti per inserire nella riproduzione, animali che mi capita di ritirare o trasferire di proprietà e molte altre situazioni che fanno parte del mio lavoro quotidiano.

Un giorno, durante il trasporto di una femmina adulta e molto mordace, si aprì il trasportino in auto, non chiuso bene dal mio cliente ed io feci oltre cento chilometri con lei libera che mi ringhiava a pochi centimetri dietro la testa. Ma tutto si risolse per il meglio, grazie anche al suo equilibrio.
 
Un sabato mattina, durante delle prove di difesa personale che feci con un mio cane venduto ad un avvocato del centro Italia, sbucai da un cespuglio del suo parco, mimai l’aggressione, il cane reagì più bruscamente del previsto e l’inesperto professionista cadde a terra, mollando il guinzaglio che tratteneva l'animale inferocito. Fortunatamente riuscii a mettermi in salvo saltando un cancelletto di un metro e mezzo. E anche questa volta tutto fini bene.
 
Durante uno dei miei soliti video, girati in una proprietà dove vi erano alcuni miei cani adulti molto efficienti, mi accorsi improvvisamente che una di quelle gabbie era stata lasciata aperta, anche se il cane non se n’era ancora fortunatamente reso conto perché era troppo perso dall'abbaiarmi sul lato opposto. Ce ne accorgemmo entrambi nello stesso tempo, io lasciai cadere a terra la macchina fotografica e feci appena in tempo a chiudere il serraglio. Il cane mi morsicò il dito medio ma solo di striscio, senza causarmi particolari problemi.
 
Circa 3 anni fa, con Shogun, importato dalla Transilvania, mi salvai buttandomi "a pesce" nel suo recinto, saltando, non so come, una recinzione di oltre un metro e settanta, mentre lui rimase fuori ad abbaiarmi. Mi procurai solo alcune escoriazioni ma nulla di più.
 
Invece ci furono altri due episodi dove non potei fare a meno di provare l’efficacia del morso di un cane da pastore dell’Asia centrale.
 
Il primo fu con Iran, figlio di Kimé, pochi mesi dopo a quando l’avevo adottato, ormai con più di 4 anni. Arrivò il calore della femmina, io non lo conoscevo ancora e volli distoglierlo dalla sua postazione, lui mi ringhiò un paio di volte e poi mi morsicò ad una mano con una velocità inimmaginabile, io lo colpii alcune volte con l’altra per fargli mollare la presa, fin quando mi lasciò andare, facendomi così cadere a terra e sbattere la testa. Il suo era solo un avvertimento su come doveva procedere al nostra convivenza durante i calori delle femmine e quindi non andò oltre, anche se il nostro futuro rapporto non fu più così facile per tutto l’anno successivo. Io avevo paura di lui e lui mi guardava in “cagnesco”. Oggi siamo tornati buoni amici, ci rispettiamo a vicenda e nutriamo un'accettabile fiducia reciproca.
 
Il secondo fu molto più grave, sicuramente lo scontro più significativo che abbia mai avuto faccia a faccia con un cane di grossa taglia.
Mi accadde con un figlio di Burka, ritirato da una famiglia a 4 anni d’età, quando il cane era ormai completamente impazzito per l’idiozia del figlio che volendo insegnargli a fare la guardia, era stato lui stesso ad istigarlo ogni giorno mimando l'estraneo che entrava nella proprietà, convinto di insegnare così al cane a diventare un buon guardiano (incredibile ma vero!).
Quando andai a prendere quel maschio possente, dovetti inventarmi mille stratagemmi per caricarlo in auto e portarmelo a casa (inevitabilmente anestetizzato), capii subito che l’animale non c’era più con la testa, i suoi comportamenti erano molto strani, a volte aggressivi e a volte assenti, capii subito che non sarebbe stato facile recuperarlo, ma io ci volli comunque provare, viceversa il suo drammatico destino sarebbe stato segnato.
Solitamente, un cane da pastore, anche il più forte del mondo nella guardia, riesce a cambiare padrone in un massimo di 10/20 giorni. Con lui ci vollero invece più di 4 mesi prima che decise di accettarmi nel suo recinto. Sembrava che tutto filasse liscio, riuscivo già ad accarezzarlo senza però avere alcuna risposta d’affetto, l’avevo ormai liberato alcune volte nel cortile, quando poi commisi un errore e lui mi attaccò.
Fu uno scontro molto duro, io cercai di difendermi in ogni modo, anche colpendolo, ma lui non sentiva nulla, anzi, nonostante i colpi che si prendeva, avanzava come un toro. Era capace d'intercettare i miei colpi, come fossero stati al rallentatore e invece di scansarli, provava ad azzannarli. Alla fine delle mie forze, decisi di lasciarmi mordere in un braccio con l'intento di trascinarlo durante la sua presa, fino ad un portone di ferro che avevo ad una decina di metri, dove gli bloccai il collo fra le ante, fin quando lui non mi lasciò andare ed io riuscii ad uscire dal cortile, isolandomi da lui. Ma ne riportai parecchie conseguenze come si vede in queste fotografie che allora scattai per l'assicurazione.

  
 
 
Adesso siete convinti che il cane non ha bisogno di imparare a mordere in un campo d'addestramento e che all’occorrenza riesce a cavarsela fin troppo bene da solo?

Il cinofilo esperto, pratico e ragionevole ha sempre molto rispetto per i cani che detiene ed ha imparato a sue spese, affrontando ogni tipo di difficoltà che il cane, indipendentemente dalla razza, va sempre cresciuto con grande amore e buon senso, conservando invariato il suo innato equilibrio naturale di animale. Quando accade invece che questo venga alterato con pratiche inventate artificialmente dall'uomo, possono manifestarsi incidenti molto gravi di cui voi non immaginate nemmeno l'entità. Proprio perchè siete ancora fortunatamente giovani ed inesperti.

Il guardiano che dovrà vivere al fianco della famiglia da custodire, deve già manifestare parte delle sue doti spontanee fin da piccolo e quando ciò non accade, è molto rischioso volerlo trasformare da adulto, con l'addestramento artificiale, in quel guardiano che non è mai stato prima.
La cosa fondamentale per un cane da guardia è la sua predisposizione genetica alla sorveglianza del territorio, ottenibile solo con una meticolosa selezione dei riproduttori, mirata a conservare queste caratteristiche naturali, oltre al suo indispensabile equilibrio. Tutto il resto non serve a nulla, oltre a manifestarsi spesso rischioso per tutti.

Ci furono poi altre occasioni dove ebbi prova di come sia naturalmente efficiente un buon cane da pastore nel difendere la proprietà e non necessiti di nessun specifico addestramento. A tale proposito, un giorno, salvai io la vita ad un addestratore che si era proposto di voler testare, con la tuta antimorso, un mio cane legato alla catena. Un’altra volta entrò un estraneo nel mio giardino e vidi con i miei occhi Kimè, mai addestrato, che  afferrò lo sconosciuto come fosse stata la cosa più naturale del mondo, fin quando non gli intimai di mollare, cosa che lui accettò immediatamente, nonostante il suo forte carattere. 

Il buon cane da pastore, se evidentemente coraggioso alla recinzione, non necessità mai di prove che garantiscano la sua capacità di mordere la tuta, è invece molto più importante capire il suo grado di diffidenza che saprà dimostrare contro un estraneo sospetto che si avvicini alla recinzione.
 
Tenere un cane al guinzaglio vicino a se o legarlo ad una catena, per poi farlo minacciare da un figurante dotato di manica o tuta antimorso, è la prassi più antica del mondo, applicata da sempre nell'addestramento dei cani da difesa personale, ma non serve a valutare le sue caratteristiche genetiche di guardiano. In quel caso, anche un soggetto di medio-scarso coraggio, attaccherà sicuramente colui che lo sta minacciando, ma questo non prova assolutamente che lo stesso si dimostrerebbe altrettanto abile con chi cercasse di persuaderlo con voce gentile, cercando di entrare nella proprietà.

Far affrontare il cane da guardia nel giardino da un addestratore munito di “scafandro”, per vedere se l'animale attacca e morde l’intruso, è forse una prova spettacolare per chi la vede, ma oltre ad essere irreale in materia di sicurezza abitativa anticrimine, non serve ad altro che inibire stupidamente il suo istinto naturale di guardiano per eventuali future intrusioni che potrebbero avvenire REALMENTE.
 
Un Test attitudinale utile a verificare le caratteristiche del cane da guardia, può essere considerato attendibile solo se riesce a mettere in evidenza le caratteristiche naturali del cane da guardia, in relazione a cosa potrebbe avvenire se un ladro tentasse di ammansuetirlo per poi provare ad entrare nella proprietà, nei pochi secondi disponibili, prima di essere scoperto. In più, ogni test deve essere svolto in rispetto della totale incolumità fisica e psicologica dell'animale, facendo molta attenzione a non causargli inutili traumi che si verificherebbero assolutamente deleteri per il suo futuro di coraggioso guardiano.  

Tutto il resto potrà anche costituire un misero divertimento per alcuni, ma non corrisponde a quanto la FICG intende rilevare da un cane, prima di rilasciare il relativo Certificato di Idoneità alla Guardia.

Qualsiasi azione che si vada ad intraprendere per verificare le attitudini del cane nel saper fare la guardia, dev’essere svolta in rispetto della totale incolumità fisica e psicologica dell'animale, facendo innanzitutto molta attenzione a non causargli inutili traumi che si verificherebbero molto deleteri per il suo equilibrio di futuro guardiano.

Nella mia esperienza di cinofilo ho conosciuto molti ottimi addestratori e con alcuni sono ancora rimasto in buoni rapporti di collaborazione, nonostante non abbia mai applicato i loro sistemi d’addestramento, perché non ritenuti appropriati alla psicologia del mio cane da pastore selezionato per la guardia. Mi capita spesso che alcuni di questi professionisti mi indirizzino dei loro clienti che sono in cerca di REALI cani da guardia, come io consigli il loro campo d'addestramento a chi invece necessita di un cane da difesa.
 
Nonostante si continui a fare grande confusione sull’argomento, nei campi d’addestramento si può andare solo per formare i cani alla difesa personale, ma non alla guardia.

Per ottenere un buon cane da difesa personale è necessario impostare il lavoro su un affiatato binomio cane-padrone, basato sull’uomo che impartisce degli ordini precisi all’animale, il quale dovrà eseguirli diligentemente senza mai opporsi. Quindi l’obbiettivo è l’ottenimento di un cane che si abitui a non pensare troppo con la sua testa, ma mettere in pratica, senza esitazione, quanto ordinato dal suo padrone. Esistono addirittura competizioni agonistiche basate su quale condizionamento psicologico il conduttore possa saper esercitare sulla psicologia del suo cane, in molto casi, se è il padrone a richiederlo, l’animale dovrà addirittura accettare di dimostrarsi indifferente al figurante che un attimo prima, lo aveva appena minacciato. In pratica, più il cane si rivela “telecomandato” e privo di iniziative spontanee e più risulta idoneo a tali discipline. Possedere un cane da difesa, significa disporre di un animale molto ubbidiente che non prenda mai iniziative, se non a comando, viceversa non sarebbe possibile condurlo in luoghi pubblici frequentati da molte persone.
 
Per ottenere un buon cane da guardia, invece tutto questo non serve a nulla, anzi ritengo addirittura indispensabili doti dell’animale completamente opposte.
 
Il cane da guardia ideale è quello geneticamente ostinato a tutto quanto non conosca e consideri estraneo alla sua famiglia che lo detiene, praticamente un vero “testone inconvincibile” a relazionarsi con gli altri e ad eseguire comandi che non condivide, un animale contrario a fare nuove amicizie, diffidente e sospettoso con tutti, quello che oggi viene chiamato dalla moderna cinofilia delle crocchette, il “cane maleducato”.
Seppur sia indispensabile che l’animale dimostri spontanea affettuosità e grande equilibrio nei confronti dei proprietari (cosa che spesso avviene con i buoni cani da pastore, capaci di riservare una dedizione al loro padrone quasi commovente), deve saper dimostrare molta autonomia in ogni sua azione.
Se il vostro cucciolone non viene quando lo chiamate, scappa per non farsi mettere il guinzaglio, non vuole entrare nel recinto dove vorreste chiuderlo, non si siede a comando, è poco ubbidiente in generale e si manifesta inaddestrabile, possiede già una buona parte delle doti ideali per diventare un ottimo cane da guardia, anche se è ovvio che solo questo non basterà.
 
Nel lavoro che lui dovrà compiere per sorvegliare il territorio, voi non gli sarete mai utili in quanto, il più delle volte, quando s'avvicinerà un pericolo, vi troverete da un'altra parte distratti dalle faccende domestiche, magari starete dormendo o addirittura vi troverete lontani dalla proprietà. Quindi, che cosa se ne potrà mai fare del binomio ottimale cane-padrone costruito in un campo d’addestramento, se poi quando arriverà il delinquente, lui dovrà sapersela cavare da “solo come un cane”?
 
Il ladro, si metterà a minacciarlo con voi che lo terrete al guinzaglio e gli direte bravo per incoraggiarlo ogni volta che lui mostrerà i suoi denti?
 
Lo provocherà forse con un bastone e gli darà la manica protettiva per vedere come e quanto morde?
 
Entrerà dal cancello con la tuta antimorso per vedere se avrà il coraggio di affrontarlo ed azzannarlo e per quanto tempo starà attaccato con le fauci?
 
Sicuramente no!
E allora perché si continua a sottoporre il cane a tutte queste prove inutili che non corrispondono a quanto avviene realmente durante il suo lavoro di guardiano?
 
La risposta più comune che mi viene data, è sempre questa: “Perché io voglio essere sicuro che il mio cane sappia mordere l’intruso in caso di reale necessità!”.
 
Peccato che con queste prove, voi gli insegnerete a non mordere più!
E qui di seguito cercherò di dimostrarvi il perché.
 
La prima persona che mi fece conoscere il cane da Pastore dell’Asia centrale che oggi seleziono per la guardia e la protezione familiare, fu proprio un addestratore e figurante che lavorava particolarmente con Rottweiler e Pastori Tedeschi da difesa personale. Quindi, dopo alcuni anni che producevo cuccioli selezionati per carattere, la prima cosa fu quella di chiedermi di provare quanto sapessero mordere i miei cani.
 
Quasi tutti i miei soggetti adulti, sottoposi alle tradizionali verifiche, dimostrarono performance eccellenti in quanto si trattava di cani che mi ero scelto negli anni fra moltissimi acquistati. Per la riproduzione dei miei cuccioli, io non utilizzai mai molti di quei "palloni gonfiati" che si vedono spesso in giro, dotati di fisici da culturista, ma solo reali ed agili cani da pastore idonei al lavoro nei pascoli che sapessero dimostrare spiccate doti di avversità naturale nei confronti di chi non conoscevano e tutto questo senza nemmeno un minuto d'addestramento. Non li alimentai mai con le “pastigliette colorate” comprate a sacchi nei negozi, ma solo con cibo naturale che prima di essere ingerito necessitava di un’impegnativa masticazione, non li tenni mai chiusi sul cemento in piccoli box, ma li lasciai sempre vivere in grandi recinzioni ad uno stato semibrado, liberi di dormire la notte dove preferivano, magari in una buca appena scavata nella neve. Tutti i miei cuccioli diventarono adulti con la possibilità di relazionarsi fra di loro, secondo i principi della natura, ovvero potendo litigare e mordersi se lo ritenevano necessario, imparando l’importanza di saper rispettare la scala gerarchica animale, basata sulla legge del più forte e non quella gestita dall’allevatore.
 
Qui di seguito vi mostrerò un filmato di allora, ma non di miei cani maschi adulti, bensì di due giovanissime femmine, figlie di Burka, quando avevano solo 9 mesi. Quindi soggetti di "sesso debole" ed ancora molto immaturi.
Premetto che le due giovani femmine non furono mai preparate per questo lavoro e tutto questo non ebbe un seguito poichè non era di mio interesse proseguire su questa strada. Inoltre, durante la prova, io non rimasi accanto a loro per incoraggiarle, bensì a dovuta distanza, proprio per vedere come avrebbero saputo cavarsela da sole sotto una minaccia reale, nonostante la loro tenera età. L’addestratore si limitò solo ad avvicinarle e provocarle, senza mai nemmeno sfiorarle, tutto questo dopo circa un’ora che erano state fissate ad un palo della recinzione ed avevano già preso possesso del loro nuovo territorio. Questa fu la reazione delle due cucciolone di soli 9 mesi! (Clicca QUI per vedere il filmato).
 
Debbo però dire che se questa fu la reazione sotto minaccia, è anche vero che una di loro, la trovai dopo meno di un mese che si faceva coccolare al cancello da una passante che aveva deciso di cimentarsi nel convincerla a smettere di esserle ostile. Mentre la sorella che viveva ancora con lei nello stesso cortile, si era mantenuta a debita distanza continuando ad abbaiare. Nemmeno a farlo apposta, quella che aveva ceduto era stata proprio quella che si era dimostrata più audace durante la verifica.
 
Questo fu proprio uno degli episodi che mi fecero realizzare concretamente l’esigenza di dover studiare più a fondo il carattere del cane da guardia ideale e che molte cose applicate dagli addestratori per formare il cane da difesa, non sarebbero mai state utili per ottenere un buon cane da guardia, anzi probabilmente avrebbero influito ad abbassare gli istinti primari che alcuni possedevano già innati nel loro carattere originale.
 
Capii presto che il vero cane da guardia non doveva essere semplicemente coraggioso, ma anche diffidente ed era necessario che queste due caratteristiche naturali fossero presenti nell’animale in modo corretto e senza squilibri. Dedussi che un cane eccessivamente coraggioso non sarebbe mai stato un buon cane da guardia, in quanto troppo confidente con gli estranei, come un altro troppo diffidente non avrebbe mai osato affrontare il malvivente che stava per entrare nella proprietà. Ma, ancor più, dopo anni di selezione, oggi posso affermare che ogni cucciolo nasce già con queste due caratteristiche miscelate dalla Natura e nulla è possibile fare di concreto per incrementarne una, senza rovinarne l’altra, in quanto appartengono alla spontanea ed inattaccabile genetica del soggetto.
 
Molti dei cuccioli che io vendo di 2a scelta caratteriale, perché un po' timorosi di uscire dal loro territorio, anche se a volte così diffidenti da saper già fare la guardia meglio di un altro di 1a scelta, spesso, dopo un periodo di assidua socializzazione, vanno in strada al guinzaglio senza mostrare il minimo timore di cosa gli capiti intorno. Solitamente i loro proprietari mi chiamano soddisfatti, quasi convinti di aver fatto l’affare, ovvero di possedere oggi un cane di 1a scelta ed averlo pagato molto meno al momento dell’acquisto.
La realtà, invece, è che il cane si è ormai semplicemente assuefatto a tutte le difficoltà che il proprietario gli ha fatto incontrare ogni giorno: rumori, automobili, luoghi affollati, etc., tanto da non temerle più, ma non appena l'animale avrà occasione di incontrare un pericolo reale e sconosciuto, dimostrerà lo stesso timore che manifestava da piccolo.
 
Sono sempre stato fermamente convinto che ogni essere vivente, nasca già con un livello di coraggio genetico che lo accompagnerà per tutta la vita e così sia anche ovviamente per i cani.
 
Nei miei scritti ho già citato più volte l’esempio del bambino che nasce con poco coraggio ed allora sente l’esigenza di frequentare una palestra di arti marziali. Potrà anche diventare cintura nera 10° Dan, campione del mondo di karate, ma il coraggio rimarrà sempre invariato.
Su questo fanno spesso leva i promotori di nuove discipline sportive mirate alla difesa personale, sostenendo che quella nuova, appena inventata, è meglio di quella praticata per anni e che potrà offrire molte più garanzie in caso di reale necessità. La verità è invece che l’allievo imparerà solo delle nuove tecniche, ma nessuna di queste servirà a modificare il suo livello di coraggio genetico.
Io conosco un caro ragazzo che fu un mio allievo per molti anni, un atleta di buon livello e di ottima preparazione fisica, ma con un coraggio genetico non troppo elevato. Dopo aver girato il mondo per scoprire le tecniche più micidiali su come potersi difendere in caso di necessità, oggi è responsabile di una prestigiosa scuola di difesa che prepara personale di sicurezza impiegato in situazioni di ordine pubblico o custodia di valori, militanti delle forze dell’ordine ed altre figure che necessitano di sapersela cavare in spiacevoli situazioni. Lo incontrai qualche anno e la prima cosa che notai è che pur sapendo ogni tipo di tecnica esistente su come annientare l’avversario, aver acquisito una forza fisica stratosferica, il suo coraggio genetico non era ancora cambiato.
Io ho due figlie con un livello di coraggio genetico molto differente. Una credo abbia ereditato questa caratteristica da mio padre (infatti le sue doti sono molto superiori alle mie), si dimostra spesso timida com’era lui, ma ha un coraggio genetico reale molto raro da trovarsi fra le persone comuni. Da bambina la portai in un parco acquatico che si trovava alla periferia di una città del Nord-Africa, c’era un’attrazione che si chiamava “Tsunami” e consisteva nel buttarsi, a bordo di un canotto, da un’altissima discesa d'acqua molto ripida, quasi verticale. Non credo che avesse più di 8 anni, come sono convinto che in Europa non avrebbero mai permesso che una bambina di quell'età potesse averne accesso. Salimmo sul gommone io, mia moglie e lei. Al termine della discesa, noi genitori ci guardammo in faccia, eravamo pallidi e non avremmo mai più ripetuto l’esperienza per nessun motivo. Lei passò tutto il pomeriggio a buttarsi da quella discesa, da sola sul canotto e come nulla fosse. L’altra mia figlia, ha un carattere molto forte, può anche accettare una sfida che necessita di coraggio, ma solo per non sottrarsi al suo orgoglio, come feci io molte volte da giovane, in effetti però possiede un livello di coraggio genetico molto più modesto. Come ad esempio ho notato più volte che il coraggio genetico dimostrato da mia moglie, con i cani adulti e di forte carattere che porto a casa per inserire fra i soggetti da riproduzione, è decisamente superiore al mio, anche se poi è ovvio che tocca sempre a me doverci fare in prima battuta, poiché questo è il mio lavoro.
 
Alcuni anni fa, in Ungheria, un gruppo di cinofili decise di costituire un club che avrebbe dovuto dare una valutazione globale sui cani da pastore.
In quell’occasione si teneva conto non solo dell’estetica del soggetto, ma anche delle sue capacità atletiche e di saper reagire se minacciati da un uomo munito di tuta protettiva, essendo legati con una catena ad un albero.
 
Sulle prestazioni atletiche dei soggetti, sarebbe inutile soffermarsi a raccontare le figuracce che fecero quelli di statura molto grossa e molossoide che dopo meno di un chilometro, si accasciarono al suolo con la respirazione a mille ( ..e quelli sarebbero stati cani da pastore? Tant’è che alcuni proprietari, delusi dalle loro prestazioni, li misero subito in vendita già la settimana successiva della prova. Laggiù non tutti hanno ancora chiaro il concetto di animale d’affezione).
 
Sulla capacità di reagire sotto minaccia, avvenne una cosa molto strana.
Alcuni ebbero paura di quell’omone munito di tuta e casco integrale mai visto prima, mentre altri si scagliarono contro, mordendo senza troppe esitazioni. Ma la cosa più curiosa fu constatare che un paio dei più audaci nell’azzannare il figurante minaccioso, si manifestarono poi facilmente avvicinabili se approcciati con dolcezza, mentre altri che si erano impauriti e che non avevano reagito, non furono facilmente convincibili ad un approccio amichevole. Solo pochi dimostrarono  vero equilibrio fra coraggio e diffidenza, ma nemmeno in quell’occasione fu facile capire chi sarebbe stato il miglior guardiano se lasciato libero in un cortile e non costretto ad una catena.
 
Dopo pochi mesi, un gruppo ancora più “fondamentalista”, decise di valutare il carattere dei cani da pastore da guardia, facendo entrare un figurante nella loro proprietà, sempre munito di tuta e casco integrale e qui ne avvennero di tutti i colori. Alcuni scapparono subito e non ebbero il coraggio di mordere l’intruso, altri prima attaccarono, ma poi s’impaurirono rendendosi conto che la loro bocca non era stata in grado di infierire dolore all’avversario. Qualcuno che dimostrò più stabilità caratteriale, fu allora colpito ripetutamente dall’addestratore per vedere fin dove arrivava.
 
Invece, una sola cosa fu comune a tutti i soggetti testati, ovvero che dopo quella prova, nessuno di loro si dimostrò ancora il cane da guardia di prima.
 
E fra questi, potrei annoverare Timur, il padre del mio Annibal, uno dei cani più reattivi e audaci che non abbia mai conosciuto. Nell’arco di un paio d’anni lo vidi passare da un coraggio incredibile nell’affrontare il figurante e morderlo senza esitazione ad un'insicurezza sempre più evidente.
Notate il suo atteggiamento nei due filmati che vi mostrerò, nel Video n.1, Timur era ancora un cane abbastanza spavaldo, attaccava con coda diritta, nonostante la prova fosse già stata ripetuta parecchie volte ed il cane avesse ormai capito che nulla potevano i suoi denti contro l’uomo munito di protezione, mentre nel Video n.2, si dimostrava già molto più reticente, mantenendo la coda abbassata, in quanto si era ormai reso conto che non avrebbe mai potuto avere la meglio contro l’uomo munito di tuta antimorso. Continuava ad attaccare solo perché dotato di grande carattere e legato ad una catena, ma la sua determinazione si ridusse progressivamente ogni giorno.
Timur fu un grande cane, oggi purtroppo non c'è più, ma quelle ripetute prove di coraggio, dove lui perse sempre, lo devastarono psicologicamente in quanto ogni prova fu una riconferma della sua inefficienza contro l'uomo minaccioso.

Ancora più significativo è cosa potrete vedere nel filmato di quest’altra grande femmina (stretta parente del mio Kayman), soggetto unico per audacia, considerato il sesso d'appartenenza. Anche su di lei furono fatte più di una prova. Notate la differenza di determinazione da quando attacca la prima volta l'estraneo, a quando si rende conto che nulla stanno valendo i suoi denti. Passa da cane estremamente determinato nel difendere il territorio ad un animale quasi latrante per paura che non osa più avvicinarsi a quell'uomo, così invulnerabile ai suoi attacchi.
 
Secondo voi, come ne sarà uscita psicologicamente questa "ex-fortissima" femmina, dopo una prova del genere? Rovinata nel suo naturale equilibrio di animale, nato invece per essere un ottimo guardiano.

In quegli ambienti, io parlai più volte delle mie teorie su come doveva essere mantenuto integro l'istinto alla guardia del cane da pastore che fortunatamente lo possedeva ancora, senza mai rovinarlo con inutili prove, ma nessuno mi ascoltò fin quando non s'accorsero che i loro cani si dimostravano sempre meno coraggiosi nell'affrontare l'estraneo.
Inizialmente pensarono tutti di aver intrapreso la strada giusta in quanto la più apparentemente concreta, come fecero sempre con i cani da pastore che per capire chi era il più forte, invece di dilungarsi con inutili discorsi, li facevano scontrare. Vollero quindi fare così anche con il cane che doveva affrontare l'uomo, peccato che nessuno valutò che in questo caso, non avveniva un combattimento ad armi pari, bensì lo scontro fra un cane normale ed un "super uomo" dotato di protezione, quindi invincibile. Quello fu il vero fallimento di tutta l'iniziativa e molti buoni "guardiani al naturale" ne subirono le conseguenze.
Oggi ho però la grande soddisfazione che molti di loro hanno sospeso quei test, anche se alcuni continuano a  non volerlo ammettere completamente, sostenendo che almeno una volta vada fatto per capire se il cane sappia mordere e che non esistano rischi per la sua integrità psicologica. Io non sono assolutamente d'accordo con questa teoria, specialmente in riferimento a soggetti appartenenti a particolari ruoli di branco che ha stabilito la Natura, fin dal primo momento della loro nascita. Ma questi rimangono argomenti specifici che riservo ai partecipanti dei miei corsi.

Quando iniziai a dire di non voler più testare i miei cani da guardia con i soliti sistemi tradizionali, qualche “stupidino” non esitò a scrivere subito su internet che la mia era semplice paura di voler metterli alla prova. Anche se nello stesso modo non la pensavano chi aveva già avuto l’occasione di constatare quanto mordessero in caso di necessità. Anche troppo.
 
Il mio obbiettivo fu invece sempre quello di non volerli rovinare nel loro istinto primario di animali naturalmente diffidenti e coraggiosi contro l’uomo sconosciuto che si avvicinava alla proprietà, tanto da mantenerli integri in caso di necessità. 
Addirittura, io considero già deleterio che un cane giovane venga lasciato abbaiare per molto tempo ad un estraneo che invece di andarsene, rimanga immobile dall'altro lato della recinzione. Figuriamoci farlo mordere su una tuta dove lui constaterà immediatamente la sua impotenza!

In mezzo a tanti cani di qualsiasi razza esistente al mondo, solo pochissimi nascono con lo spirito combattivo contro l’essere umano, la maggior parte lo temono per istinto di autoconservazione (come fanno anche i più spietati predatori).
 
Molto di quanto si vede oggi in cinofilia è completamente irreale!

Il cane attacca coraggioso il figurante solo perché sa benissimo che si tratta di un gioco che ha imparato fin da cucciolo, sempre premiato con bocconcini prelibati in un ambiente senza pericoli concreti, in quel caso l’animale è perfettamente consapevole che chi lo sta minacciando è solo un finto avversario, ha già affrontato quella finta situazione migliaia di volte, come avverte dalla regolare respirazione del suo padrone che si tratta della solita prassi. In pratica, il divertimento di sempre!

Ma durante la vera aggressione, quando il suo padrone proverà uno stato di stress mai conosciuto prima, allora le cose cambieranno. E di molto!
La respirazione del suo conduttore diventerà affannosa, inizierà una sudorazione molto alterata e lo stato di panico provocherà una secrezione di odori molto diversi dal solito. I muscoli del padrone probabilmente s’irrigidiranno fino ad immobilizzarsi dalla paura.
Ed il cane? Dimenticherà tutto quanto imparato in anni di divertimento ed avvertendo lo stato d’emergenza, dovrà fare i conti solo più con quanto possiede di reale, ovvero il suo coraggio genetico!
 
A giorni, mi arriverà un bellissimo cane che ha lavorato fin da cucciolo con un gregge di pastori in Transilvania.



Oggi ha solo due anni, molto buono con le pecore ed agnelli, ma assolutamente intollerante a qualsiasi uomo che transiti in tutta la montagna che considera territorio di sua esclusiva proprietà. Sono ormai più di sei mesi che loro sono costretti a tenerlo legato vicino alle pecore in quanto, non appena lui vede qualcuno a distanza, parte per andarlo ad attaccare.



Per il lavoro del pecoraio, un simile cane non è utile, fra l’altro un’audacia così spiccata segnerebbe presto la sua fine contro i lupi. Laggiù vince la diffidenza, molto più del coraggio.
 
Che senso avrebbe testare un cane così istintivamente coraggioso ed ostile all’estraneo, dote innata che nessuno gli ha mai insegnato, facendolo mordere su una tradizionale tuta d’addestramento? Oggi lui è convinto di essere più forte dell’uomo, anche se è ancora molto giovane, mentre immediatamente dopo capirebbe che i suoi denti non hanno alcuna efficacia e che esistono esseri umani che non hanno paura di lui.
A fronte di cosa? Per il semplice gusto di godersi il misero spettacolo di vederlo mordere in una situazione completamente irreale? Se il cane si dimostrerà forte e coraggioso alla recinzione, non esisterà un ladro così stupido che proverà ad entrare per vedere se morde!

La
FICG – Federazione Italiana Cani da Guardia ha altri obiettivi, ovvero reintrodurre nelle famiglie dei reali cani da guardia, com’erano presenti un tempo, ovvero animali assolutamente equilibrati col padrone, quanto efficienti nel loro lavoro.

Il cane da guardia REALE è quello che nasce già con certe doti presenti nella genetica e non considera assolutamente un gioco, tutto quanto dovrà mettere in atto per difendere il suo territorio. A fare la guardia non potrà mai insegnarglielo nessuno!
 
Spero di essere stato chiaro e avervi fatto capire perché ho deciso di adottare un test molto diverso da quelli adottati per i cani sportivi o da "difesa personale". 

Prima di illustrare nei dettagli il Test Caratteriale adottato dalla FICG, vorrei cercare di spiegarvi il perché ho deciso di non adottare i soliti test che vengono di norma effettuati per valutare il carattere dei cani da guardia.
Quando le persone intendono verificare le attitudini caratteriali del loro cane da guardia, solitamente scelgono queste tre tipologie di test:
 
1 - L’addestratore minaccia il cane tenuto al guinzaglio dal suo padrone.
2 - L’addestratore minaccia il cane legato ad un palo, senza la presenza del padrone.
3 - L’addestratore entra con la tuta antimorso nella proprietà custodita dal cane libero di muoversi.
 
1 - L’ADDESTRATORE MINACCIA IL CANE TENUTO AL GUINZAGLIO DAL SUO PADRONE.


Anche se mi è già capitato di dover adottare sporadicamente questo test su soggetti piuttosto giovani, tanto per dimostrare a proprietari increduli e con "ansia di prestazioni", quali possano essere le qualità del cucciolone che stanno crescendo,
non lo ritengo assolutamente idoneo da applicarsi su cani da guardia di ormai raggiunta maturità, specialmente su cani da pastore guardiani di gregge.

Per quanto riguarda l’effettiva veridicità di questo test, posso solo dire che il cane da guardia non avrà quasi mai l'occasione di svolgere la sua mansione di guardiano vicino al suo padrone che lo trattiene al guinzaglio, bensì dovrà spesso entrare in azione quando il proprietario sarà distratto, dormirà o sarà addirittura assente ed illudersi che le potenzialità di un cane provocato vicino al suo padrone, possano essere le stesse di quando è lasciato solo, mi sembra una semplice ingenuità. Tutti i cinofili sanno quanto coraggio possa attingere dal suo padrone che gli sta vicino, un qualsiasi cane che debba affrontare un'aggressione, come possono invece variare di molto le sue potenzialità se lasciato solo a difendersi.

Se poi osserverete bene questo filmato, relativo ad un Pastore del Caucaso, vi renderete conto facilmente di quanta possa essere la differenza che vi ho appena accennato. (Clicca QUI per aprire il video).
 
Ma nella stesura del test, dove l'addestratore minaccia il cane tenuto al guinzaglio dal suo padrone, va tenuto in considerazione un aspetto ancora molto più importante della sua semplice inutilità, bensì come potrà evolversi in futuro il rapporto fra cane e padrone, subito dopo questa verifica caratteriale.
 
Senza approfondire troppo alcuni aspetti inerenti al diverso ruolo di branco che posseggono tutti i cani al momento della nascita, caratteristica che andrebbe sempre tenuta molto in considerazione, specialmente nelle razze antiche e poco manipolate dall’uomo, posso affermare senza dubbi che per un cane, intraprendere l’azione di guardia nel territorio d’appartenenza, rappresenta innanzitutto un'espressione di dominanza. E per capire questo, è sufficiente introdurre una giovane femmina, già ottima guardiana, in un contesto dove viva un maschio adulto molto dominante. Dopo pochi istanti, vedrete svanire ogni sua intraprendenza al lavoro e questo comportamento durerà fin quando il maschio non inizierà ad alleggerire nel tempo la sua pressione gerarchica, atteggiamento prevedibile solo dopo i primi calori della cucciolona o meglio ancora successivamente alla sua gravidanza.
 
Questo è un problema che debbo affrontare molto spesso, ogni volta che introduco un secondo cane più giovane in una proprietà dove ne esiste già un altro molto più vecchio e di forte carattere. Quasi sempre, il nuovo arrivato, non osa nemmeno abbozzare il minimo abbaio, nonostante sia già capace di ottime prestazioni se lasciato solo, senza la presenza del soggetto dominante.
 
Dovendo poi analizzare il tema della dominanza fra due cani intenti nella loro azione di difesa del territorio, un altro fattore che non può essere trascurato, è la "distanza di sicurezza" mantenuta fra i soggetti durante lo svolgimento delle loro mansioni. Per ritornare all’esempio della giovane femmina introdotta con il maschio adulto, più lei si sentirà sottomessa gerarchicamente al suo capo e più si manterrà a distanza durante le sue azioni di guardia, misura che tenderà a ridursi solo con il passare degli anni e non appena inizierà a godere di maggiore rispetto dal suo compagno.
 
Nella tipologia del test che l’addestratore minaccia il cane da guardia  tenuto al guinzaglio dal suo padrone, è invece SEMPRE necessario che soggetti con diversi ruoli sociali di branco e di dominanza (cane e proprietario), siano costretti (dal guinzaglio) a rimanere forzatamente molto vicini durante tutte le azioni di difesa.   Quindi, se il cane considererà il suo padrone un soggetto dominante, è possibile che anche volendolo, non oserà esprimersi nella fase di difesa, in quanto, per rispetto alla gerarchia stabilita in più anni di convivenza, si aspetterà che sia suo il padrone a prendere l'iniziativa.
Se invece il cane si considererà un pari grado o addirittura dominante su chi gli è vicino, non esiterà ad attaccare subito il figurante, rafforzando così ancor di più la sua posizione, specialmente se il suo proprietario rimarrà inerme, senza dare il minimo segno di rimostranza.
 
E’ purtroppo molto comune che i proprietari non si preoccupino mai di cosa possa pensare il cane sui loro vari comportamenti. Esiste da sempre l’assurdo concetto: “Il cane deve fare cosa voglio io, in quanto io sono il padrone!!”. Considerazione che secondo alcuni punti di vista, potrebbe anche avere una logica, ma funziona poco con il vero cane da guardia, ovvero quello con il carattere idoneo ad affrontare REALMENTE l’’intruso.
 
Quindi, dopo questa tipologia di test, il cane di forte carattere, avrà  acquisito una posizione sociale che potrebbe manifestarsi poco conveniente per il proprietario che dovrà poi gestirlo in futuro.
 
Mi è capitato più di una volta di vedere il figurante a minacciare il cane tenuto al guinzaglio dal proprietario e quest'ultimo, invece di attaccare colui che lo stava provocando, ha azzannato il suo padrone. Questo è un chiaro esempio di conflittualità di dominanza che vi ho appena accennato.

Oppure, altre situazioni dove l'addestratore ed il proprietario, costringevano il cane a difendersi, nonostante l’animale volesse sottrarsi con tutte le sue forze.
L’abile figurante, se il cane ha un minimo di coraggio, riesce in poco tempo a farlo vincere, ovvero a fargli capire che l’unico modo per non essere più infastidito, è quello di attaccare.
Solitamente, alla fine della prova, il padrone del cane è tutto soddisfatto di aver visto a reagire il suo promettente guardiano, ma gli effetti “collaterali” della prova non tarderanno a farsi sentire, in quanto presto l’animale non sarà più così tanto d’accordo a riconoscere la leaderschip del suo proprietario, visto che lui non ha saputo realgire.
 
Ogni addestratore dovrebbe sapere e spiegare a chi desidera far minacciare il proprio cane da guardia adulto, che il cane da pastore guardiano di greggi, non è un cane da conduzione, dipendente per genetica al suo padrone e molto predisposto ad ubbidire ad ogni comando senza obiettare, né un cane selezionato geneticamente per la difesa, al quale si può insegnare fin da piccolo “il gioco” della difesa personale.
 
Il buon guardiano di greggi (ideale per la guardia della casa e protezione della famiglia, ovviamente se selezionato per lo scopo) è un cane dotato di istinti primari molto spontanei, messi in pratica con grande indipendenza e secondo un rapporto gerarchico che ha sviluppato negli anni di crescita al fianco del suo padrone.
Non è mai esistito un pecoraio che abbia avvisato il cane quando il lupo sta arrivando, bensì è sempre stato il cane che si è organizzato in modo autonomo per captare la subdola presenza del pericoloso predatore.
 
E’ sempre molto importante non intraprendere mai azioni che possano intaccare lo spontaneo equilibrio che esiste fra il vero cane da guardia ed il suo proprietario, viceversa l’animale non tarderà molto a prendere lui il comando, ponendo notevoli difficoltà a chi vorrà gestirlo con successo nel menage quotidiano.
 
 
Gli addestratori professionisti iniziano sempre il lavoro d’addestramento mirato alla difesa personale, (innanzitutto utilizzando soggetti più idonei come il Pastore Tedesco, il Pastore Belga, Il Rottweiler, etc..), con un intenso lavoro di obbedienza mirato a consolidare la sottomissione del cane al binomio cane-padrone. Il cane imparerà fin da piccolo ad eseguire i comandi del suo padrone e quindi, durante le provocazioni, iniziate gradatamente e per gioco, non metterà mai (o quasi mai) in discussione la leaderschip di chi lo sta dirigendo.
 
Il problema rimane sempre che un buon cane da difesa, perfettamente obbediente ai comandi del suo padrone, si manifesta spesso un mediocre guardiano della proprietà e quindi non utile a chi intende affidargli in autonomia la custodia di una proprietà recintata.
 
Questa tipologia di test, inventato per valutare le attitudini di un cane da difesa, non solo non lo ritengo veritiero per il cane da guardia, ma addirittura dannoso per un futuro buon rapporto cane-padrone.
 
Se poi, come fanno ancora in molti, il test viene eseguito collettivamente in un campo d’addestramento, quindi fuori da dove vive abitualmente il cane da guardia e svolge le sue mansioni, inoltre con la presenza di più conduttori con il relativo animale (spesso di ranghi sociali ben differenti), il risultato che ne deriva, non è da ritenere minimamente significativo al fine di valutare le reali capacità del singolo cane nel saper difendere il suo territorio.
 
2 - L’ADDESTRATORE MINACCIA IL CANE LEGATO AD UN PALO, SENZA LA PRESENZA DEL PADRONE.

 
Anche in questo caso, se il test viene eseguito fuori della proprietà, non risulta significativo per dedurne la territorialità del cane. Capita spesso che i cani reagiscano semplicemente per difendere se stessi dalla minaccia, senza poi dimostrare la minima attitudine al lavoro di guardia quando lasciati liberi nella proprietà. Ne sono esempio lampante molti cani da presa che se provocati, s’infuriano per l’istinto di afferrare ciò che si muove durante la minaccia, per poi ritornare mansueti e farsi gestire subito dopo dalla stessa persona che li avvicina docilmente e senza movimenti provocatori.
 
Il test svolto dall’addestratore che minaccia il cane legato da solo ad un palo, è sicuramente più veritiero del precedente effettuato con la presenza del padrone al suo fianco, in quanto il cane è obbligato a contare solo sulle sue forze, ma risulta comunque poco idoneo a rivelare le caratteristiche del vero guardiano.
 
Nonostante il test venga effettuato con il cane legato ad un palo, situato all’interno della proprietà dove vive abitualmente l’animale, il risultato che si ottiene non rivela le reali prestazioni del cane da guardia, in quanto non viene lasciata la possibilità al soggetto di prendere la spontanea iniziativa. Il cane legato ad un palo, sa benissimo che reagire è una delle poche possibilità che ha per difendersi, visto che non gli è consentita la fuga a tutela della suo istinto di autoconservazione.
E’ un chiaro esempio chi ha pensato per anni che legando il cane alla catena, avrebbe ottenuto un migliore guardiano, cosa che non è mai accaduta poiché l’impossibilità di scappare, rendeva semplicemente l’animale più aggressivo, ma  non necessariamente più coraggioso e predisposto ad attaccare. Inoltre, il cane fissato alla catena, tende a deprimersi psicologicamente, ad atrofizzarsi muscolarmente in quanto impossibilitato di correre nella proprietà, a perdere l'istinto di territorialità e poi, ricevendo una forte pressione sul collo (importante punto vitale), dal collare che lo trattiene, ad ogni tentativo di reazione, la sua motivazione non sarà mai da paragonare a quello lasciato libero.
 
Sono molti i mastini di grossa taglia che se minacciati quando sono legati, attaccano senza riserve per difendere se stessi, mentre non avrebbero nulla in contrario a far entrare nella stessa proprietà qualsiasi persona estranea con atteggiamenti pacifici.
 
Per entrambe le tipologie di test, va poi anche aggiunta, come già citata nelle puntate precedenti, la scoraggiante delusione provata dal cane nel momento del morso sulla manica o tuta indossata dal soggetto che intraprende la provocazione, sensazione assolutamente penalizzante per il cane, convinto invece dell'efficacia dei suoi denti, unica arma naturale e strumento di difesa. E come ultima parte irreale, ma non di minore importanza, sarà la sicurezza che ostenterà l’addestratore, certo di non correre nessun rischio, situazione ben diversa se invece il cane non fosse legato e l’uomo privo di protezioni.
 
Questi sono i motivi per cui ritengo poco veritiera questa tipologia di test, utilizzata ancora da molti per identificare le attitudini del cane da destinare alla guardia.
 
3 - L’ADDESTRATORE ENTRA CON LA TUTA ANTIMORSO NELLA PROPRIETA' CUSTODITA DAL CANE LIBERO DI MUOVERSI.



A prima vista, potrebbe sembrare la più veritiera, in quanto il cane viene testato nella proprietà dove vive abitualmente ed è libero di scegliere se scappare od attaccare.
Il problema sono invece le caratteristiche del figurante che svolge la prova, completamente diverse da quanto può avvenire nella realtà.
Quando un estraneo si accorge che alla recinzione c’è un cane di grossa taglia con fare evidentemente minaccioso, non sceglie mai di entrare, specialmente se si tratta un ladro che il solo abbaiare dell'animale lo renderà già molto vulnerabile nei suoi intenti. Se poi ci fosse intenzione da parte del delinquente di annientare il cane, la scelta sarebbe di farlo in sicurezza dalla parte estera alla recinzione, molto più facile che mettersi a combattere con l’animale. In ogni caso, chiunque dovesse scegliere di scavalcare la recinzione o di aprire la porta, non lo farebbe mai con una tuta antimorso, poiché completamente inadatta per ogni azione da compiere durante il furto o rapina, compresa l’eventuale possibilità di fuga, mai trascurata dal malvivente.

La prima considerazione che vorrei fare, quando il figurante entra nella proprietà munito di tuta antimorso, è su cosa possa pensare un cane da guardia, quando si rende conto che tutte le sue armi dissuasive, tipo abbai ripetuti, ringhi, violenti zampate sulla recinzione che sta mettendo in atto per demotivare il potenziale intruso, in quella particolare occasione non stanno più funzionando. Anche se in realtà, non risultano efficaci solo perché il figurante non è un ladro, ma un essere “atipico” che non teme nessun attacco del cane, in quanto dotato di sicure protezioni. Quindi entrerà in massima sicurezza e tranquillità, battito cardiaco completamente naturale, sudorazione regolare e nessuna secrezione tipica dello stato di paura: reazioni normali per un essere umano che è prossimo allo scontro con un animale minaccioso di forte carattere e di mole imponente.
 
Sapete cosa pensa il cane in quel momento?
Che chi sta entrando 
non è un uomo normale, ma un SUPER UOMO, di cui lui non conosceva l'esistenza.
 
Quindi, già in questa fase, dove un cane di medie capacità oppure ancora giovane, potrebbe anche non sottrarsi ad azzannare il ladro tentennante nello scavalcare la recinzione, l’animale testato con questa procedura, inizierà già a provare una sensazione di forte inferiorità nei confronti di chi sta invadendo il suo territorio. E quando il figurante entrerà con ingannevole sicurezza, il carattere del cane subirà un probabile trauma psicologico che lo inibirà molto per eventuali scontri futuri con chi volesse realmente intromettersi nella proprietà.
 
Se invece dovessimo trovarci in presenza di un cane molto più forte che decidesse di sfidare comunque questo "SUPER UOMO", l’animale ne uscirà comunque perdente, in quanto ingannato sulle sue reali potenzialità di difesa.
Immaginate se voi vi accorgeste che pur colpendo con forza il viso dell'avversario, lui non sentisse minimamente i vostri pugni e continuasse ad avanzare indifferentemente! Provereste sgomento o no?

Una delle più “tragicomiche” azioni messe in atto in Ungheria, fino ad alcuni anni fa, da alcun figuranti che si prestavano a questi tipi di verifica, era quella di gridare non appena il cane azzannava la tuta antimorso e lasciarsi cadere a terra in caso di sconfitta. Come il cane non fosse in grado, da predatore per genetica, di avvertire la tranquillità dell’ intruso aggredito, l’invariato battito cardiaco, l’assenza di sudorazione e centinaia di altri segnali di panico che la “preda” (in questo caso l’uomo) avrebbe invece messo in atto durante la forte sensazione di dolore causata dalle azzannate dell’animale.
E’ quasi incredibile constatare come se ne possano inventare di tutti i colori, pur costruire un falso show da vendere all'ignaro cliente!

Nel filmato qui sotto, vedrete un cane di nome NATAN, parente molto stretto del mio Annibal, quando venne sottoposto a questo ridicolo test, mettendo a dura prova il suo fortissimo carattere ed innato equilibrio animale. NATAN non era un cane da guardia di normale capacità, ma un talento genetico e vi assicuro che dopo questa prova, ne rimase molto turbato. (Clicca QUI per aprire il video)
Un aspetto che mai nessuno volle considerare di questa prova,  fu la tranquillità manifestata dal suo padrone, presente nello stesso cortile durante l’intrusione, sensazione provata solo perché consapevole che non si trattava di una vero pericolo, bensì di una squallida scena architettata all’insaputa del generoso guardiano.
 
In pratica, entra l’aggressore ma il proprietario non si spaventa, il cane si dimostra titubate ad attaccare, non perché ha paura, semplicemente perché non sta capendo cosa stia per accadere, vista la palese tranquillità del suo padrone. Allora il figurante sfida ulteriormente il cane e lo colpisce. Quando NATAN attacca,  l’uomo grida e si butta a terra, per poi “risuscitare” più volte, con il suo padrone che rimane fermo senza reagire né scappare(?).  Alla fine, lo stesso proprietario accarezza il cane come per dirgli: “Bravo, ma noi stavamo solo scherzando!”. E tutto finisce probabilmente con una bella bevuta fra aggressore e vittima, magari di fronte al povero cane rinchiuso nella gabbia.
 
Non dimenticate mai che queste sensazioni, destabilizzanti per l'animale, magari provocate per semplice gioco di uno stupido proprietario ed altrettanto figurante sprovveduto, possono variare per sempre l’equilibrio di un buon cane da guardia e comprometterne in modo irreversibile il rapporto con il suo proprietario, con possibilità di manifestazioni aggressive anche nei suoi confronti.

E’ vero che non tutti i cani ne escono traumatizzati da una simile prova, anzi, per alcuni soggetti, privi di ogni sensibilità, selezionati per combattere senza ragioni sino alla morte, non tenendo minimamente conto del proprio istinto di autoconservazione, ne uscirebbero sicuramente indenni.
Ma queste tipologie di animali non sono quelle che vi consiglio di crescere nel cortile a contatto con i vostri bambini!

Il cane non potrà mai adeguarsi alle perversioni mentali dell’uomo. Quando in natura si scontrano due soggetti, dopo un combattimento motivato per ragioni di territorio, di cibo o di accoppiamento, ne scaturirà sempre un vincitore che dominerà ed un perdente che si dimostrerà sottomesso.

In questa tipologia di test assurdo, il cane perde nonostante sia lui ad attaccare, mentre vince chi rimane fermo!
Questo perchè l’aggredito non ne subisce le minime conseguenze essendo subdolamente protetto dalla tuta che annulla ogni efficacia naturale dei morsi. E tutto questo non può far altro che intaccare l’equilibrio psicologico dell’animale.

Il cane che vedrete in questo filmato (Clicca QUI per aprire il VIDEO), io lo conosco personalmente e non ho mai voluto dei suoi figli in quanto, già alla recinzione, non si dimostrò mai un grande soggetto. Noterete come il suo debole coraggio di affrontare l'intruso, non varierà nemmeno se quest'ultimo indietreggerà, nè se interverrà il suo padrone.
Mi è veramente difficile capire perché sia stato sottoposto a questa prova, bastava osservare i suoi limiti alla recinzione per dedurne ogni limitata potenzialità! Il cane non si alzava sulla rete, teneva basso il posteriore, la coda non era alta e molti altri segnali di poco coraggio.
Dopo questa prova, con un finto intruso che l'ha affrontato così spavaldamente, l’animale ne è uscito ancora più debole di prima.

Nello studio che ho fatto sull’impiego ottimale del cane da guardia, anche grazie alla collaborazione di utili figure come il Dott. Paolo Sceusa, magistrato, che collabora generosamente con la nostra Federazione per la parte legale, ho cercato di non perdere mai l’obiettivo di quale sia la sua reale utilità, lasciando fuori ogni sfumatura di fanatismo, tipico dei cinofili da osteria.

Nella realtà, il ladro non sceglie mai di entrare in una proprietà quando si trova alla recinzione una coppia di efficienti cani da guardia che ringhiano senza esitazione, quindi ritengo del tutto superfluo andare a verificare quanto e come possano mordere. Molte volte, lo fanno già più del previsto!

Quindi, il cane killer che rischia di arrecare più danni alle persone inoffensive che vantaggi contro il malfattore, non serve a nulla ed il proprietario eccessivamente pauroso, non deve pensare di sopperire alle sue carenze affidandosi solo all’ipotetica invincibilità dei cani! Loro sono e rimarranno sempre, solo degli animali che se utilizzati con intelligenza, potranno dimostrarsi utilissimi coadiuvanti alla sicurezza, ma non rimarranno altro che semplici cani da guardia.

Il Test caratteriale della FICG che vi illustrerò nella prossima puntata, l’ho concepito invece con l’intenzione di rilevare innanzitutto la reale attitudine spontanea e non artificialmente costruita, di un vero cane da guardia
, ideale per occuparsi della custodia di una proprietà è la difesa della famiglia che lo ospita.

Per valutare le capacità di un cane da guardia, utile alla famiglia che viva in una casa indipendente con giardino, non mi sono basato sui consueti criteri di valutazione applicati da tutti fino ad oggi, in quanto la mia intenzione è quella di promuovere un concetto molto più realistico sulla funzione del cane da guardia e protezione familiare.

Poiché non esistono ladri o rapinatori che entrano a farsi mordere da un cane, ma valutano sempre bene dall’esterno le reazioni dell’animale che sta proteggendo il suo territorio, anche il Test Caratteriale adottato dalla FICG, si svolgerà, in completa sicurezza, dalla parte esterna della recinzione e senza nessun contatto diretto con l'animale da esaminare.
 
Nella mia vita di cinofilo, ho visto molte volte addestratori entrare nelle proprietà dei clienti, bardati di tuta antimorso, con l'intento di dimostrare l'efficacia dei cani da loro precedentemente addestrati. Le ritengo pratiche inutili, create per offrire un semplice "contentino" al proprietario, ma assolutamente non idonee a stabilire come  se la saprebbe cavare il cane in caso di reale pericolo. (Nella realtà, le cose accadono in maniera molto diversa!)
Non ha importanza come e quanto morda la tuta un cane addestrato a tale scopo, conta invece la sua attitudine istintiva di proteggere il territorio dove vive ed il suo coraggio genetico, doti che non possono essere apportate artificialmente, ma che debbono invece essere presenti NATURALMENTE nel carattere dell’animale, sin dalla nascita.

L’attitudine a difendere il territorio dove vive la famiglia, il cane l’ha ereditata nei secoli, durante il lavoro che ha sempre svolto nei pascoli proteggendo il gregge dai predatori.
 
Infatti la mia selezione di cani da guardia si è sempre limitata ai cani da pastore che sapessero dimostrare SPONTANEAMENTE questa loro caratteristica contro l'essere umano sconosciuto.

Per ottenere un buon cane da pecore, nessun pastore ha mai avuto la necessità di addestrare i propri cani, bensì si è solo sempre limitato a tenere con se quegli animali che possedessero l'attitudine NATURALE al lavoro di guardiani, oltre alla capacità (di fondamentale importanza) di sopravvivere agli attacchi del predatori.
 
Io sono fermamente convinto che un buon cane da guardia, RISULTI UTILE solo quando riesca a dissuadere il malintenzionato ad entrare, più che a morderlo quando è già dentro.
Se nonostante la presenza del cane da guardia in giardino, il delinquente riesce ad introdursi nella proprietà, il cane ha già fallito, anche se in un secondo momento si dovesse dimostrare capace di morderlo riempiendolo di ferite. (Con le attuali leggi in vigore, lo scontro fra cane da guardia ed intruso, è sempre portatore di fastidiosi grattacapi giudiziari a carico dei proprietari dell’animale, anche se l'intruso fosse il peggiore dei pregiudicati).
 
Prima di ogni altra cosa, il buon cane da guardia deve demotivare lo sconosciuto che si sta avvicinando alla recinzione, adottando ogni stratagemma fatto di abbai, ringhi, salti, etc., tanto da CONVINCERLO a  NON varcare il limite della proprietà.
 
Questo è il REALE SUCCESSO dell’animale da guardia, non lo scontro fisico all'interno della proprietà!

La stessa cosa che avviene da sempre nei pascoli di tutto il mondo, quando il cane da pastore sapendo di mettere in gioco la sua vita e tenendo anche conto di dover salvare quella del gregge che gli è stato assegnato, fa di tutto per non scontrarsi con i predatori. Situazione di REALE pericolo ben diversa da ciò che avviene nei comuni campi d’addestramento dove si simula di tutto, ma dove in pratica non esiste nessun pericolo, né per l’animale che gioca a fare “il difensore”, né per il proprietario che gioca a fare "l'aggredito".

Per difendere il gregge, è sempre stato fondamentale il livello di dissuasione che i cani da pastore riuscivano a mettere in atto contro i predatori che si stavano avvicinando alle pecore, non tanto la qualità del morso che avrebbero eventualmente saputo infliggergli se si fossero scontrati. Qualsiasi cane è perdente contro i selvatici (come lo sarebbe contro un uomo che si organizzasse per sopprimerlo), eppure collabora con successo, fin dai tempi più antichi, per la custodia delle pecore e delle abitazioni, basandosi specialmente sulla qualità del suo fiuto ed udito
(molto superiore a quella dell'uomo) più che sulla potenza del suo morso.

Quindi, secondo la mia teoria, il cane da guardia non dev’essere valutato per cosa potrebbe causare all’intruso qualora scavalcasse la recinzione, bensì per l'attività di PREVENZIONE che riesce a mettere in atto affinché lo sconosciuto decida di NON entrare!

Ed è proprio in base a questo ragionamento che ho articolato le varie fasi del mio Test Caratteriale, capace di stabilire a quale dei 6 Livelli di Guardia FICG possa appartenere il cane esaminato.

Per stabilire il Livello di Guardia FICG raggiunto dal cane, l’Ispettore Federale simulerà tutti gli atteggiamenti che metterebbe in atto un malvivente, dall’esterno della recinzione, per valutare la capacità del cane a svolgere il suo lavoro di guardiano.

Durante lo svolgimento Test Caratteriale FICG, è necessario che il cane rimanga da solo nel giardino, senza la presenza del suo padrone e completamente libero di agire come ritiene più opportuno.

Livello 0
Il cane è completamente indifferente alla presenza di un estraneo.

Per la Federazione Italiana Cani da Guardia, sono da attribuire al
Livello 0, non solo i cani molto socievoli e privi di ogni sospetto nei confronti dell'estraneo che si avvicina alla proprietà, ma anche qualsiasi altro soggetto, indipendentemente dal suo reale carattere, che non evidenzi, in qualche modo, la sua presenza nella proprietà che custodisce.
Per superare il Livello 0, il cane deve abbaiare o almeno avvicinarsi al luogo dov’è presente la persona sospetta.

Non escludo che sia possibile la rara eccezione del cane che pur possedendo grande efficacia nell’attacco, sceglie di non muoversi, nè di farsi sentire o vedere dall’esterno della proprietà in caso di pericolo, ma per la FICG, un simile animale è da ritenersi troppo pericoloso, specialmente per l’incolumità di persone innocue che dovessero incautamente trapassare la recinzione (tipo il bambino che scavalca per recuperare il pallone) e quindi viene penalizzato con il Livello 0, appositamente per scoraggiarne la riproduzione.

1° Livello
Il cane abbaia al passaggio dell’estraneo, ma poi cessa rivelando la predisposizione al rapporto con lo sconosciuto che cerca di persuaderlo con voce gentile.

Appartengono a questo livello tutti i cani che dopo aver abbaiato all'estraneo, tendono ad ammutolirsi dimostrandosi favorevoli ad interagire con lo sconosciuto che cerca di avvicinarsi e toccarli.

Questa tipologia di cane non inibisce il ladro-tipo ad entrare nella proprietà.

2° Livello
Il cane abbaia al passaggio dell’estraneo, non cessa di abbaiare se lo sconosciuto cerca di persuaderlo con voce gentile, ma non si avvicina alla recinzione oppure indietreggia se provocato con atteggiamenti di sfida.

Fanno parte di questa categoria molti cani di svariate razze che sono ottimi segnalatori, ma che non posseggono la determinazione necessaria per imporsi sullo sconosciuto che sta per invadere il loro territorio.

Questa tipologia di cane, inibisce il ladro-tipo ad entrare nella proprietà, solo se il proprietario è in casa e decide d'intervenire personalmente a causa dell’abbaio.

3° Livello
Il cane abbaia al passaggio dell’estraneo, non cessa di abbaiare se lo sconosciuto cerca di persuaderlo con voce gentile, si avvicina alla recinzione, non indietreggia se provocato con atteggiamenti di sfida, ma non dimostra determinazione nel respingere l’intruso.

Fino a questo livello, appartengono tutti i cani che sentono la necessità di rivendicare il loro territorio dove vivono, ma che sono consapevoli di non poter disporre delle attitudini necessarie per difenderlo affrontando l’estraneo. Sono soliti a questo comportamento molti lupoidi che invece di fermarsi nella posizione dove si trova lo sconosciuto, corrono abbaiando, su e giù, lungo la recinzione con la speranza che il malintenzionato si allontani. La stessa cosa vale per altri cani (spesso molossoidi) che si posizionano ad un metro dalla barriera che li divide dal pericolo, ma che non saprebbero avanzare oltre a quella linea. Molti proprietari sostengono ingenuamente che questo comportamento di stare distaccati dalla recinzione, sia un pregio del cane da guardia perché si renderebbe così meno vulnerabile ad essere eventualmente trafitto o affettato da chi intendesse alienarlo, ma in effetti, l’unico motivo perché l’animale non si avvicina, è perché non ha il coraggio di farlo. L’animale che si sente idoneo ad affrontare il pericolo, non ha questa grande intelligenza, bensì avanza per istinto.

E’ facile notare lo stesso comportamento anche fra cani che litigano dalla parte opposta di una recinzione. Se si sentono di pari grado, ringhiano e sbavano entrambi con il muso schiacciato sulla rete che li divide, con il chiaro intento d'afferrarsi, quando invece uno dei due si sente inferiore, abbaia e mostra ugualmente i denti in segno di difesa, ma si mantiene più distaccato.
 
Questa tipologia di cane, inibisce il ladro-tipo ad entrare nella proprietà, solo se il proprietario è in casa e decide d'intervenire personalmente a causa dell’abbaio.
 
4° Livello
Il cane abbaia al passaggio dell’estraneo, non cessa di abbaiare se lo sconosciuto cerca di persuaderlo con voce gentile, si avvicina alla recinzione, non indietreggia se provocato con atteggiamenti di sfida, ringhia, mostra i denti, si arrabbia, ma non si scaglia contro la barriera che lo divide dallo sconosciuto.
 
E’ il caso di tutti i cani da guardia che abbaiano, ringhiano e mostrano i denti, ma rimangono fissi sulle quattro zampe senza spingersi verso il pericolo. Questo comportamento è tipico di tutti gli animali che non sono affatto paurosi, infatti non fuggono, si sentono preparati alla difesa di cosa stanno custodendo, ma nello stresso tempo cercano di contenere i danni che potrebbero verificarsi da un eventuale scontro fisico. Questo è il tipico comportamento del soggetto “Alfa” che sprovvisto del branco, è obbligato a difendersi dal pericolo contando solo sulle sue forze. L’animale è perfettamente consapevole che qualsiasi danno subito durante lo scontro, potrebbe apportare future complicazioni alla sua esistenza, come ad esempio compromettere la sua capacità di cacciare per l’approvvigionamento del cibo, quindi si dimostra reticente ad attaccare.

Sono atteggiamenti messi in atto spesso dall’AUTENTICO cane da pastore guardiano di greggi che difende quanto custodisce, senza però cadere mai in balia delle provocazioni.
 
(Il cane troppo audace, aggressivo, irascibile, etc., non avrà mai vita lunga nei pascoli, in quanto, prima o poi, si lascerà prendere dall'impeto di inseguire il predatore più minaccioso, finendo così vittima di un’inevitabile imboscata organizzata dal resto del branco che sarà pronto ad ucciderlo e probabilmente anche a mangiarselo).
 
Non è facile stabile cosa farebbe un cane da guardia con questo comportamento nei confronti di chi, ignorando i suoi segnali di difesa, decidesse di entrare ugualmente. L’animale potrebbe sia attaccare che non accettare la sfida ed indietreggiare. (La protezione del gregge da parte di un cane, non scaturisce da un fattore affettivo nei confronti delle pecore, ma semplicemente dall' intenzione di difendere la sua riserva di cibo per il futuro. Questa attitudine ha certamente una stretta relazione con lo spirito di dominanza dell'animale, ma ancor di più con il suo istinto di autoconservazione, lo stesso che potrebbe farlo decidere di desistere per salvaguardare la sua incolumità). 
 
Questa tipologia di cane, generalmente, inibisce il ladro-tipo ad entrare nella proprietà anche in assenza del proletario in casa.
 
5° Livello
Il cane si dimostra molto riluttante all’estraneo, lo affronta con coraggio scagliandosi contro la barriera rizzandosi in piedi, ringhia, mostra i denti, si arrabbia cercando di dissuadere in ogni modo lo sconosciuto ad entrare nella proprietà che lo affronta per 2 volte consecutive. Rimane però immobile senza tentare di afferrare la mano che si avvicina alla recinzione, muovendosi di scatto nelle quattro direzioni.
 
Un cane che arriva a questo comportamento, manifesta la chiara intenzione di scontrarsi con l’estraneo che si avvicina alla recinzione. Sono rari i soggetti che si comportano naturalmente in questo modo nei confronti del pericolo e nel caso dei cani guardiani di pecore, sarebbero quelli che il pastore tende a scartare fin da giovani perché troppo audaci (..ed anche pericolosi) per la vita dei pascoli.
 
Invece, per l’utilizzo che l’uomo vuole farne con l’intento di proteggere la sua proprietà privata dalle intrusioni, credo siano i migliori in assoluto come dissuasori ed anche i più sicuri per l’incolumità degli estranei innocui.

Molte volte, si tende ad associare un “grande pericolo” al cane che si manifesta molto aggressivo all’interno della sua recinzione nei confronti dello sconosciuto che si sta avvicinando, ma questo è un GRANDE errore.
E’ molto difficile che un bambino scavalchi la recinzione per recuperare la sua palla, in presenza di animali che si manifestano così esplicitamente difensivi, cosa che invece potrebbe accadere (ed è già accaduto) in presenza di altri, magari molto più mordaci che però si dimostrano apatici a qualsiasi movimento che avvenga nei pressi del territorio in cui vivono.
 
La tipologia di cani che non esitano a manifestare la loro grande esuberanza, è quella che ho sempre preferito e che cerco di allevare per lo specifico lavoro di guardia alla proprietà. Come avviene per l’essere umano, il soggetto estroverso, in quanto prevedibile, è sempre molto più affidabile di quello introverso ed ambiguo, anche se apparentemente più innocuo. Il proprietario di un cane più esuberante, sarà costretto a chiuderlo ogni volta che verranno degli estranei in giardino, evitando così i tanti incidenti che avvengono invece ogni giorno nelle case  di chi permette al proprio animale di entrare in contatto con persone che non conosce (gravissimo errore).
 
Un cane che raggiunge o supera il 5° livello, può comunque rimanere un ottimo cane da famiglia e grande amico dei bambini che vivono in quella casa. Lo è un esempio lampante il mio Annibal che sa contrapporre alle sue estreme azioni di difesa nei confronti di chi non conosce, infiniti atteggiamenti di unica affettuosità e sottomissione nei confronti della mia famiglia che lo ha cresciuto.
 
L’atteggiamento di rizzarsi in piedi e di scagliarsi sulla recinzione, lascia intendere molto chiaramente l’intenzione dell’animale di volersi scontrare con chi intende varcare il confine della proprietà. E’ facile notare tale comportamento anche nelle prime fasi dei combattimenti fra maschi di varie specie animali, quando si contendono un territorio o la femmina durante il periodo degli accoppiamenti. Il rizzarsi in piedi prima dello scontro, manifesta esplicitamente l’intenzione di volersi imporre sull’avversario, cercando così di atterrarlo con più facilità, tanto da poter infierire con maggiore facilità.
 
Questa tipologia di cane inibisce molto il ladro-tipo ad entrare nella proprietà che spesso decide di rinunciare all’intrusione.
 
6° Livello
Il cane si dimostra molto riluttante all’estraneo, lo affronta con coraggio scagliandosi contro la barriera rizzandosi in piedi, ringhia, mostra i denti, si arrabbia cercando di dissuadere in ogni modo lo sconosciuto ad entrare nella proprietà. Tenta di afferrare la mano che si avvicina alla recinzione, muovendosi di scatto nelle quattro direzioni.
 
Il 6° Livello rappresenta il massimo risultato che può ottenere un cane da guardia sottoposto al Test Caratteriale FICG, in quanto l’animale dimostra evidente intenzione di mordere la persona sconosciuta che si trova dall’altra parte della recinzione, tant’è che orienta rapidamente le sue fauci verso qualsiasi estremità che si avvicina alla barriera che lo divide dall’avversario.

Se io fossi un ladro, questo comportamento mi darebbe la chiara risposta al mio dubbio di entrare oppure no, in una proprietà custodita da un cane con simile comportamento.

Il 6° Livello si differenzia nettamente da quello precedente in quanto l’animale non è solo rizzato in piedi in segno di dominanza, ma è molto concentrato su come trovare il sistema di poter afferrare chi lo sta provocando, comportamento che fa ben pensare a cosa avverrebbe se non ci fosse la recinzione.

Questa tipologia di cane, inibisce molto il ladro-tipo ad entrare nella proprietà che sicuramente rinuncia all’intrusione.

Codice Rosso
Il cane, oltre a comportarsi come nel 6° livello, afferra e morde qualsiasi oggetto che gli sia introdotto attraverso la recinzione.

Io credo che con il raggiungimento del 6° Livello, un cane da guardia rappresenti un deterrente superlativo e si dimostri già molto convincente sulle sue intenzioni. Non è corretto definire un cane di 6° Livello inferiore a un Codice Rosso, solo perché l’animale sceglie di non afferrare l’oggetto che è stato introdotto nella recinzione. Posso confermare che, dopo svariate verifiche, ho appurato personalmente che ci sono ottimi cani da guardia che, per la loro estrema diffidenza, scelgono di non mordere mai nulla che non sia facilmente identificabile come parte del corpo dell’estraneo (e forse sono i migliori). Questo comportamento, aggiunto al modo in cui afferrano l’oggetto, quanto tempo lo trattengono in bocca, se decidono di lasciarlo subito oppure no, non incide affatto sulle qualità del cane da guardia, in quanto sono in stretta relazione al ruolo di branco a cui essi appartengano fin dal momento della nascita.
Esiste un motivo ben preciso perché un cane decide di trattenere cosa ha appena afferrato, mentre un altro lo molla non appena abbia finito di morderlo, ma tutto questo non ha nulla a che vedere con la validità del cane da guardia. Per infierire su un intruso, il cane non ha bisogno di possedere una presa micidiale, vi assicuro che è più che sufficiente un semplice morso per inibire molto ogni movimento dello sconosciuto (..e purtroppo, io l'ho già subito più di una volta!). 
 
Alcuni giorni fa, è stato pubblicato su You-Tube un filmato girato da “Striscia la notizia”, presso un campo d’addestramento, con lo scopo di denunciare alcune pratiche finalizzate a migliorare le prestazioni di alcuni cani utilizzati nel settore della cinofilia agonistica, dove sapere mordere e trattenere quanto afferrato è sicuramente un’altissima qualità dell'animale.
Il servizio era concentrato sul dubbio di quanto potessero essere legali oppure no, alcuni sistemi di allenamento, in relazione alla legge sul benessere animale, cosa che sicuramente non sta a me giudicare, essendoci specifici organi governativi preposti a trarne le dovute conclusioni.
La parte che invece mi ha fatto più riflettere, è stata la dimostrazione di cos'abbia prodotto quel sistema di allenamento.
Il cane che stava mordendo tenacemente la tuta del figurante, veniva poi aggredito alle spalle da una seconda persona che lo percuoteva con un frustino sulla schiena, più o meno energicamente, urlando ad alta voce. La reazione dell’animale, non è stata quella di mollare la presa per occuparsi di cosa stesse avvenendo dietro di lui, bensì di continuare a rimanere attaccato alla tuta (senza ottenere alcun risultato), nonostante stesse subendo le percosse di una seconda persona che inoltre stava urlando ad alta voce (avversario o padrone?).
Io non so cosa si volesse ottenere con quella pratica, l’unica cosa di cui sono sicuro è che un simile animale, pur avendo molta determinazione nel suo morso, non sarebbe minimamente idoneo (per vari motivi) alla guardia di una proprietà dove vive una famiglia, come non potrebbe nemmeno sopravvivere a lungo nei pascoli in qualità di REALE custode di greggi.

Nelle azioni di difesa, è sempre MOLTO sconveniente accanirsi su un avversario con reazioni spropositate, trascurando invece cosa possa avvenire di pericoloso alle spalle, teoria che viene insegnata da sempre in qualsiasi disciplina orientale mirata alla difesa personale.
 
Quindi, nonostante nella mia vita di cinofilo abbia posseduto ed allevato molti cani di fortissimo carattere, praticato per tempo la consueta difesa personale con il cane nei campi d’addestramento, per il Test Caratteriale adottato dalla FICG, non ho voluto prevedere, a nessun livello, lo scontro fra ANIMALE e UOMO (figurante), poiché lo ritengo completamente inutile per valutare le qualità di un buon cane da guardia, oltre ad essere assolutamente pericoloso per chi lo esegue.
 
Non è importante perdersi nelle solite discussioni con chi conserva il dubbio se il cane che si scaglia con vigore contro la recinzione, ringhiando allo sconosciuto, sarebbe poi capace o meno, di morderlo effettivamente in caso di scontro diretto. Questo non può garantirlo nessuno, in quanto non lo sa nemmeno lo stesso cane! (Dipenderà da molti fattori presenti in quella specifica situazione). Ma non è assolutamente vero che un soggetto di qualsiasi razza,  addestrato ad attaccare “per finta” al campo d’addestramento (per semplice gioco) in una situazione di completo relax, sarebbe poi capace di offrire la stessa reazione in caso di PERICOLO REALE. (Ne ho conosciuti alcuni di molto mordaci alla tuta, quanto temibili nei loro atteggiamenti che avvertendo il panico del padrone, si sono poi nascosti dietro di lui in cerca di protezione! Come altri che hanno invece reagito istintivamente, senza appartenere a nessuna razza particolarmente pericolosa, né aver mai partecipato ad una sola ora di lezione!).
 
Il VERO LAVORO del cane da guardia è quello di avvertire lo sconosciuto della sua presenza nella proprietà che sta custodendo (ed in caso che ci sia in casa il suo padrone, allertarlo che la situazione di normalità sta cambiando) utilizzando tutti i sistemi che possiede per demotivare l’estraneo a varcare la recinzione. E QUI FINISCE LA SUA MANSIONE PIU' IMPORTANTE.
 
Sapete cosa vorrei che facessero i miei cani da guardia a chi, non fermandosi di fronte ai loro EVIDENTI segnali di minaccia, decidesse comunque d'introdursi nella mia proprietà?
Sinceramente, vorrei che lo perdonassero, perché si tratterebbe di un folle, incapace di pensare alla sua incolumità fisica e quindi non meritevole di gravi conseguenze.
 
Qualsiasi altra considerazione, esula dai principi della FICG, creata da persone per bene e con la sola intenzione di poter utilizzare l’amico a 4 zampe per vivere con più serenità all’interno della propria abitazione.

Il Test Caratteriale applicato dalla FICG prevede infine una regola MOLTO IMPORTANTE che è questa: “Per l'attribuzione di qualsiasi Livello Caratteriale FICG, è indispensabile che il proprietario dimostri la massima confidenza e padronanza sul proprio cane, prima e dopo il test di valutazione. Qualsiasi dimostrazione di aggressività del soggetto nei confronti del padrone, renderà nulla l’attribuzione dei Livelli”.

Questo presupposto è stato voluto da tutti i soci fondatori della Federazione per sottolineare il nostro principale obiettivo, ovvero quello di promuovere innanzitutto un cane da guardia molto equilibrato che oltre a saper svolgere bene il suo ruolo di custode del territorio, si sappia anche dimostrare un animale molto affidabile nei confronti della famiglia che lo ospita.

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