Nonostante abbia dovuto affrontare svariate difficoltà, sin dalla partenza (problemi per i visti, eruzioni del vulcano islandese, etc..) e successivi in loco (la salute che non mi ha voluto accompagnare, i tafferugli in Kirghizistan, etc..) ) sono riuscito comunque a portare a termine, con il mio prezioso compagno di viaggio Massimo Sicca, questo mio secondo viaggio in Asia centrale, alla ricerca dell’autentico cane da pastore.
Le mie previsioni erano state quelle di spostarmi in due paesi differenti ma poi ho deciso di fermarmi tutto il tempo in TAJIKISTAN: la patria del cane da pastore dell’Asia centrale che loro chiamano Sage – Chuponi (sage: cane – chuponi: pastore, in sintesi il cane da pastore). Qualcuno indica anche i pastori tagiki con il nome di Dahmarda e quindi il cane diventa il Sage – Dahgmarda ma è più facile sentirlo chiamare SAGE-CHUPONI.
Sono stati giorni di studio molto intenso sul cane da pastore aborigeno a contatto con molti anziani personaggi locali di infinita esperienza, la superficie del Tajikistan è costituita per oltre il 90% da catene montuose ed ogni famiglia ha almeno un cane da pastore, ovvero un “CHUPONI”.
Ho avuto l’occasione di incontrare uomini di storica fama come MANSUR TANOKOV, attualmente commerciante di bestiame e di cani da pastore, proveniente da un’antica famiglia di pastori di Dangara, secondo i tagiki, uno dei più importanti villaggi che hanno segnato la storia del cane del cane da pastore dell’Asia centrale. AMIR ABDULLOEV, il più famoso esperto di chuponi di tutto il Tajikistan e presidente del club cinofilo di Dushambe. E non per ultimo IBRAGIM GURBONOV, allevatore ed organizzatore dei più importanti combattimenti di tutto il Tajikistan, proprietario di Skorpion, un soggetto di unica bellezza e fortissimo carattere.
Tramite MANSUR TANOKOV ho potuto incontrare alcuni gruppi di AUTENTICI pastori nomadi che ogni anno percorrono oltre 800 km con le loro pecore per raggiungere, in primavera, gli abbondanti pascoli del Tajikistan meridionale dove cresce il fieno più grasso di tutta l’Asia Centrale. La loro è una vita fatta, fin dai tempi più antichi, solo di pecore e cani, non hanno residenza stabile e si spostano tutto l’anno dove possono trovare cibo per i loro animali. Il resto della vita non li riguarda!
E’ proprio presso di loro che ho avuto fortuna di incontrare i cani dei miei sogni, ovvero animali frugali che amano e proteggono, con grande coraggio, tutto ciò che gli appartiene: pecore, gatti, bambini, etc.. Praticamente ciò che promettono tutti gli allevatori europei dei suoi cuccioli, ma che in pratica non è poi così facile da ottenere.
Per pura fortuna abbiamo conosciuto DALLER BAROTOV, un giovane studente universitario che oltre a farci da interprete (dove l’inglese non lo parla nessuno), essendo il figlio di un colonnello della polizia di Dushambe, ci ha aiutati in molte delle nostre necessità: compreso un albergo “vivibile” dove ci rifugiavamo alla sera per riprenderci dalle innumerevoli fatiche di ogni giornata.
Il Tajikistan è un paese molto povero, forse il più povero di tutta l’Asia centrale: per sopravvivere bisogna essere dei duri. La natura di quei posti è tanto meravigliosa sotto il profilo paesaggistico quanto spietata con chi deve viverci tutto l’anno, la maggior parte della gente non ha nulla tranne una “casa” fatta di fango essiccato, pecore, capre, qualche mucca ed uno o più cani da pastore.
I cani del Tajikistan sono molto rustici e, tranne qualche caso sporadico presente in città, sono più longilinei che in Turkmenistan (mai oltre i 70/75 cm al garrese, con arti più allungati e strutturalmente poco imponenti). Hanno però un carattere fantastico, lo stesso che mi fece innamorare di questa razza: amano alla follia i loro padrone ma sono molto diffidenti con chi non conoscono. Alcune volte arrivando presso le capanne dei pastori nomadi, siamo dovuti rimanere a bordo della nostra Jeep, accontentandoci di fotografarli dal finestrino, tanto erano determinati nel volerci attaccare. I pastori ridevano e ci invitavano a non scende dall'auto visto che non avrebbero potuto garantire la nostra incolumità.
Gli abitanti locali GIURANO che un tempo tutti i cani da pastore dell’Asia centrale erano così: non amavano l’estraneo. Poi, circa un secolo fa, qualcuno decise di impadronirsi delle loro terre e di dividere quel territorio in nazioni, chiamandole Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, etc.. Prima era un unico continente senza frontiere, poi tutto cambiò: la vecchia Asia centrale diventò Unione Sovietica e molte tradizioni sparirono.
Per un cane che avesse morsicato un militare sovietico si poteva perdere, oltre all’animale, anche la vita dell’intera famiglia proprietaria, quindi la selezione tajika dovette obbligatoriamente cambiare molto, il cane diventò uno strumento di sola protezione delle mandrie dai predatori selvatici e oggetto di divertimento durante i combattimenti della domenica. I sovietici sterminarono migliaia di cani diffidenti ed aggressivi favorendo quelli di taglia più grande e poco reattivi contro l'uomo infatti anche in Tajikistan, come in altri stati dell'Asia centrale, oggi si possono trovare cani molto socievoli con l’estraneo e meno adatti alla guardia del territorio. Fortunatamente quel massacro non fu così radicale fra i pastori nomadi che, come i Koochee dell’Afganistan, vivono ancora oggi ai margini della società.
E’ proprio dai quei soggetti dei Chuponi nomadi, che oggi il Tajikistan sta ricostruendo il vero cane da pastore dell’Asia Centrale: determinato e protettivo contro tutto ciò che è di sconosciuto.
Loro, come me, detestano i cani di selezione russa, dicono che sono stati incrociati in passato con altri molossi di grossa taglia con la presunzione di poter ottenere, artificialmente, risultati migliori di cosa fece nei secoli la natura e che anche molte delle moderne linee di sangue turkmene hanno ormai poco di cos’era l’antico cane aborigeno dell’Asia Centrale. Ai tajiki piace una tipologia di cane molto dinamico e di forte carattere, magari alto ma non pesante. Amano il cane robusto ma non maestoso e pesante. Hanno una simpatica espressione per identificare un cane grosso e “mollancione”: lo chiamano “Russian Dog”!
Molte volte IBRAGIM mi sottolineò che prima dell'invasione dell'Unione Sovietica nessuno non ebbe mai occasione di vedere soggetti con l'ormai diffuso rilassamento delle palpebre inferiori e che tutto ciò deriva dall'incrocio dell'antico cane da pastore asiatico con molossi di moderna selezione. Anche perchè, visto il vento molto frequente in tutta l'Asia centrale, La Natura non avrebbe mai dotato di tale caratteristiche quelasiasi cane destinato a vivere in quel territorio!
I Tajiki sono della stessa dinastia degli Afgani ed Iraniani tanto da parlarne la stessa lingua ed esserne simili in molte tradizioni. Sono nati pastori, quindi spiriti liberi e per i precedenti loro “padroni” non provano alcuna simpatia. Qualcuno provò ad utilizzare i cani di selezione russa, grandi quanto vitelli, per il lavoro di protezione delle pecore, altro che Volkodav! (Ovvero cacciatori di lupi), .. se andrete di persona in Tajikistan, loro vi racconteranno cosa fecero quei "bestioni" al primo arrivo dei lupi!
In questi giorni abbiamo valutato seriamente di visitare l’Afganistan del Nord, visto i pochi chilometri che ci separavano dal confine. Abbiamo poi deciso di rinunciare per svariati altri motivi di sicurezza, oltre al pericolo degli attentati talebani che, fortunatamente, in quella zona si è ormai attenuato.
Ho dovuto quindi accontentarmi dei racconti dell’amico IBRAGIM che si reca ogni mese in Afganistan per acquistare, vendere o scambiare cani da pastore. Alcuni filmati, di cui ne ho importato preziose duplicazioni, mi son stati molto utili per capire cosa c’è di vero o semplice leggenda sul Sage-Koochee, ovvero il cane da pastore delle terre afgane, oggi tanto conclamato dagli amatori della razza.
La disponibilità della nostra guida DALLER, ormai travolto dalla mia passione per il locale chuponi, è stata così generosa tanto da condurmi nella redazione di un giornale dove lavora un suo amico: alcuni giornalisti tagiki hanno voluto gratificarmi con un’intervista che si trasformerà in un vero e proprio articolo di cronaca, con tanto di fotografia, su un settimanale di Dushambe. Spero e credo di riceverne presto una copia con relativa traduzione in inglese.
E’ stato un viaggio molto duro, specialmente se si è vegetariani come me si fa fatica a campare. Svariati pasti sono stati a base di solo pane accompagnato da un po’ di te. Verdure crude, yogurt locale, panna, etc.. non sarebbero effettivamente mancati presso i pastori locali ma il nostro futuro sarebbe stato assicurato su una toelette (ovvero una piccola capanna di legno con un buco ) con dolori allucinanti al nostro stomaco "europeo".
Ma ne è valsa veramente la pena!! Credo di essere tornato molto arricchito sotto il profilo cinofilo-pratico.
Se andrete in Asia Centrale, scegliete il Tajikistan: laggiù troverete ancora molto di cosa è rimasto dell’antico cane da pastore dell’Asia centrale. Tutto il resto conta poco.
LEGGETE ANCHE L'ARTICOLO: I cani nello Stato del TAJIKISTAN (Sage-Chuponi)