IL CANE PASTORE TURKMENO
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21/10/2009 - Cane da Guardia molto affidabile: KAYMAN



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Una mattina di buon’ora, mi trovavo a Miercurea Ciuc, cittadina della Romania di oltre 40.000 abitanti e capoluogo del distretto di Harghita, nella regione storica della Transilvania.

La sera prima, in ritorno dalla visita di alcuni autentici pastori che vivono ai margine della più grande foresta Europea, si erano fatte le ore piccole a parlare di cani da lupi con Lazlo, un personaggio noto nella zona per possedere cani molto combattivi, capaci di resistere realmente agli attacchi dei lupi, fra i più grandi del mondo e dei temibili orsi bruni.

In quei posti si fa una valutazione dei cani molto diversa dalla nostra, innanzitutto l’animale deve saper custodire le pecore ed essere disposto a sacrificarsi per difendere il gregge dai predatori, deve onorare l’orgoglio del padrone con la sua combattività. Anche in Romania sono vietati dalla legge i combattimenti fra cani, specialmente se oggetti di scommesse in denaro ma, poiché esiste la reale esigenza di capire cosa potrà fare il cane da pastore in caso di pericolo, succede spesso che i pastori provino a fare incontrare due maschi per vedere come se la sanno cavare a suon di morsicate. Va sottolineato che intervengono immediatamente non appena si accorgono chi stia avendo la peggio.

Se un cane sa fare veramente la guardia, è aggressivo con gli sconosciuti e richiede una recinzione di contenimento, spesso risulta un fastidio per molti proprietari che vogliono lasciarlo libero in un cortile o nei campi fra le pecore.

Questo era il caso di Baro, un Pastore dell’Asia Centrale di colore nero e di grossa taglia, di cui Lazlo me ne stava parlando da tempo, riferendomi che era stato un acquisto sbagliato in quanto non dimostrava quella grinta che lui si aspettava da un fisico di tale potenza, nello scontrarsi con altri maschi ed inoltre si dimostrava molto aggressivo sull’uomo tanto da costringerlo a tenerlo sempre legato ad una catena. Lui ama e seleziona un’altra tipologia di cani.

Conoscendo invece la mia passione per i soggetto che affrontano l’uomo per difendere il loro territorio, mi propose di entrare, la mattina seguente, in quel vecchio deposito dove lui teneva legati ad una lunga catena, quattro dei suoi cani: il mitico Taymas, un meticcio di 3 anni nato da Taymas ed una femmina di Ciarplanina, una femmina di Pastore dell’Asia di 8 anni ed un cagnone nero di nome Baro. Lui voleva vedere come avrebbero reagito alle mie minacce.

Erano circa le 8,00 ed arrivammo nei pressi del cortile di quella fabbrica in disuso, lui mi diede le chiavi del portone e mi indicò dove si trovavano i cani. Mi garantì che le catene erano ben salde ed io lo speravo vivamente! Ogni volta, ci penso sempre dopo se un anello si dovesse spezzare ma in quei momenti, prevale la passione.

 

Entrai in quel cortile ed il primo cane che incontrai fu la femmina, buona, assolutamente non paurosa, poi passai al meticcio, “mitico” fra i pastori per il suo grande spirito di combattività, lui mi abbaiava e correva su e giù come fosse ai margini di un gregge, poi fu la volta di Taymas che non dimostrò molta cattiveria contro le mie provocazioni. Fin da quando ero entrato in quel cortile avevo sentito subito un abbaio molto possente che arrivava da destra ma la mia attenzione era catturata da tutto il contesto, compreso il raggio delle varie catene, per evitare che potessi essere azzannato inavvertitamente.

Poi girai gli occhi e vidi un cane, tutto nero, che si dimenava a quella catena ringhiando in modo impressionante, battendo i denti come un “caimano”. Quello era Baro, un cane di grande potenza mista ad un’agilità impressionante. Fu inutile avvicinarsi ancora, in quanto lui, senza essere minacciato in prima persona era già con l’adrenalina alle stelle. Era molto simile a Kimè, pelo leggermente più corto ma con molte caratteristiche in comune. Mi ricordò subito quando il mio “vecchio” era più giovane e credetemi, …non ce n’era per nessuno!

Tornai indietro, non dimostrai nessun interesse particolare per quel cane, che comunque sapevo già che mi sarebbe costato non poco e chiesi se sarei potuto tornare la mattina seguente.

Ci ritornai ma con atteggiamento completamente diverso di chi cerca di accattivarsi la simpatia dei “padroni” di casa. Molti sono i cani che cedono dopo pochi minuti ai complimenti e ad un comportamento sottomesso e bonario, ..io mi portai anche qualche biscotto.

La femmina cedette facilmente, il meticcio continuava a correre avanti e indietro, Taymas me lo sarei potuto portare a casa al guinzaglio dopo dieci minuti, mentre lui, il “caimano”, anche dopo svariati minuti di subdoli tentativi, continò sempre a ringhiarmi, guardandomi minaccioso senza volerne sapere nemmeno dei biscotti.

Ovviamente la mia passione per quel cane mi travolse e decisi che Baro, ovvero “Kayman” sarebbe venuto a casa mia. La trattativa fu lunga e contorta ma si concluse che Lazlo sarebbe partito, dopo una settimana, dalla Transilvania e ci saremmo incontrati in Slovenia dove mi avrebbe trasferito il “cagnone”.

Come tutti sanno, io non ho simpatia per i cani grandi perchè troppo lenti nei movimenti ma è anche vero che non ho mai badato all’aspetto fisico bensì unicamente alle componenti caratteriali. Kayman è comunque un cane molto bello, grande ma molto dinamico, slanciato, agile,  testa possente ma con lineamenti non pesanti ed innanzitutto molto attento e reattivo.

Per farmi vedere le sue doti atletiche, Lazlo mi condusse in un grande prato e liberò il “gigante nero”, sinceramente io che l’avevo appena minacciato il giorno prima, non fui molto entusiasta di quel gesto ma lui, poverino, dopo giorni alla catena, non si curò di me e si lanciò in una corsa senza limiti e ad una velocità entusiasmante.

Ebbi ancora la sorpresa di constatare che il padre del mio Kimè era anche il nonno della madre di Kayman e quindi il tutto mi convinse che sarebbe stato il benvenuto a “Il Turkmeno”.

 

Attualmente Kayman è a casa mia ed oggi è ormai lo stesso cane che io ho visto nel suo territorio a Mercurea Ciuc, nella lontana Transilvania, ovvero completamente inavvicinabile da qualsiasi estraneo.

Il nome che gli ho dato, visto le sue fauci, è "Kayman", ma spesso io lo chiamo "Montagna" tanto è grande. Io non amo i cani grandi ma lui è speciale: nuso affusolato, fisico asciutto, scattante (certo non come gli altri).

 

Kayman è molto intelligente, siamo diventati presto amici, anche perché ha poco più di due anni e vista la sua stazza, non è altro che un cucciolone, gli piacciono molto le mie figlie con le quali è molto affettuoso. Ogni volta che lo guardo sono contento di averlo portato a casa mia evitandogli sicure vicissitudini che avrebbe dovuto affrontare in quelle terre lontane. Lui adesso è libero in un grande cortile, fa il suo lavoro con grande entusiasmo, vive con una femmina e spesso lo porto a passeggio. Quindi è molto felice!

 

E' un cane molto forte fisicamente, impressiona tutti quando attacca alla rete, sembra un uragano. Quando lo porto al guinzaglio devo convincerlo con la voce a fermarsi in quanto solo con la mia forza fisica non ci riuscirei. Ha una grande ed insolita diffidenza contro l'estraneo, vista la mole e non eccessiva dominanza su gli altri maschi, quindi mi soddisfa in molti suoi comportamenti.

 

La nostra speranza è quella che possa sostituire, un giorno, il nostro mitico Kimè. Gli assomiglia molto, anche se è più grande e con il pelo più corto e ci illudiamo che possa renderci indolore quel triste momento che il “vecchio” ci lascerà. Spesso noi cinofili siamo ridicoli, speriamo nell’impossibile ma questa è la nostra vita, quella che abbiamo scelto di dedicare ai “nostri” cari animali!

 

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