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Dopo aver salutato la mia “imposta” guida turkmena http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=648, alle porte della frontiera, iniziammo tutte le procedure per uscire dal Turkmenistan ed entrare in Uzbekistan. Sarebbero troppo lunghe da raccontare, tutte le traversie e le varie difficoltà, in breve posso solo dire che fu un ottimo consiglio, quello di Abdullah: “Sorridi sempre a tutti ed in ogni occasione, sappi che per un futile motivo, loro potranno trattenerti anche per 48 ore”.
La procedura per uscire dal Turkmenistan, è complicata e si ha che fare con ragazzi armati di kalashnikov dallo sguardo completamente ostile, sia che si tratti di poliziotti, con un buffo cappello, grande quanto una “parabola satellitare”, sia che siano semplici militari in tuta mimetica. Lì, non ride mai nessuno! Quando si entra nella zona di frontiera, ti aprono manualmente un cancello di filo spinato ed appena oltrepassata quella barriera, si ha l’impressione di essere completamente indifesi e che nessuno potrà aiutarti ad uscire da eventuali guai improvvisi. Passata la frontiera turkmena, ti sbattono fuori lungo una strada di circa 2/3 kilometri, che attraversa la famosa “terra di nessuno” e nessuno si occupa di te. I più poveri la percorrono a piedi, carichi di bagagli, chi dispone di circa 3 dollari, può approfittare di un camion militare che passa saltuariamente e gli autisti arrotondano la giornata, permettendo di salire nel cassone posteriore fra alcuni bagagli accatastati.
Arrivati alle porte dell’Uzbekistan, le cose non cambiano di molto, si viene accolti da alcuni militari, sempre provvisti del “simpatico” kalashnikov e si passa in più reparti dove numerose persone in divisa, si occupano di te e dei tuoi bagagli, aprendoli e facendoti un sacco di domande, molte delle quali, credo per semplice curiosità. C’è da dire che gli uzbeki sono un popolo molto più libero dei turkmeni e quindi, essere italiani, facilita sotto certi aspetti, non per ultimo il calcio, di cui sono fanatici ammiratori dei nostri campioni.
Fuori della frontiera, incontrammo Djamshid (Jam) http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=650 , la nostra guida uzbeka che parlava splendidamente italiano ma, per contro, aveva il deterrente di non sapere nulla sui cani. Devo dire che, comunque, la sua professionalità è stata veramente eccellente, impegnandosi in ogni momento della giornata, per farci avere il più contatti possibili, con chiunque avesse a che fare con un cane da Pastore dell’Asia Centrale.
Il sistema era questo, ogni mattina, andavamo in un mercato e cercavamo di trovare un appassionato di cani e di lì in poi diventava tutto facile. Gli uzbeki sono un popolo di “festaioli”, se possibile, mollano subito il loro lavoro e si aggiungono al gruppo, hanno in simpatia gli italiani ed amano godersi la vita. Spesso partivamo in 3, alla mattina, per arrivare, alla sera, in oltre 20 persone http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=651, che si spostavano con noi, a vedere altri cani.
Negli uzbeki, non ho trovato tutta quella passione per il loro cane, come nel popolo turkmeno, loro sono innanzitutto fanatici del combattimento e qualsiasi animale va bene, purché voglia combattere: cani, galli http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=652, pernici, etc..
Nei vari spostamenti, succedeva spesso che qualcuno si portasse appresso un gallo o un altro uccello, per farlo combattere nel prossimo luogo che ci saremmo recati. A volte capitava che, appena arrivati, mettevano due galli a combattere, poi nasceva una discussione amichevole fra le persone presenti, qualcuno portava da bere per festeggiare la visita, loro si spostavano di qualche metro dal ring e si dimenticavano completamente di quelle povere bestie che si stavano ammazzando. E’ successo, più che una volta, che mia moglie ed io siamo andati a recuperare queste persone, chiedendo di separare i due animali che continuavano ad attaccarsi con grande ostinazione, senza che nessuno se ne occupasse minimamente.
L’Uzbekistan è un paese molto più povero del Turkmenistan ma decisamente più libero ed emancipato, la popolazione locale sta sviluppando un grande turismo, la storia della “Via della Seta”, del condottiero Tamerlano, etc.. attira molta gente, da ogni parte del mondo. Le strutture alberghiere sono di buona qualità ed il cibo, molto più gradevole a noi europei.
Tranne nella parte occidentale, confinante con il Turkmenistan, dove si estende ancora parte del Karakum Desert, incontrare qualche “ Buribosar” http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=653, come chiamano loro il cane da Pastore dell’Asia Centrale, non è cos’ì facile. La maggior parte delle greggi, lungo le principali strade percorribili in auto, è custodita da un uzbeko, a cavallo di un asino http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=654 e le pecore trovano riparo, ogni sera, in ovili ben protetti da quei pochi lupi che esistono ancora e solo sporadicamente si spingono in basso per cacciare le loro prede.
Esiste un mercato dei cani a Thaisken http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=655, la capitale, dove ogni domenica mattina, si possono trovare molti cuccioli di razze diverse in vendita. Il “Buribosar” locale è il meno pregiato, costa molto di più acquistare un Alabay, portato clandestinamente dal Turkmenistan o un soggetto importato dalla Russia con regolare pedigree e quindi facilmente inseribile nei concorsi di bellezza. Per assurdo, in quel mercato, sono molto più ricercati i nostri cani, ...ho visto decine di uzbechi a fotografare, con molto interesse, un cucciolo di Bull-Terrier!
La qualità dei cani è morfologicamente più scadente, pochi sanno dire qualcosa sull’origine della loro selezione e credo che essendo storicamente vissuti su una terra di transizione, abbiano avuto, da sempre, soggetti misti, provenienti da svariate parti dell’Asia centrale. E’ più facile, invece che nel Turkmenistan, vedere alcuni cani nei cortili di ville a fare la guardia http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=656, ...qualcuno inizia ad avere delle dignitose proprietà, frutto del loro spirito imprenditoriale e quindi sta diventandoi anche lì, necessario il cane da guardia.
I combattimenti fra i cani, sono di qualità inferiore a quelli del Turkmenistan ma molto più folcloristici e dotati di una vera organizzazione che vende bibite e cose da mangiare http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=657, è anche possibile acquistare guinzagli e collari su alcune bancarelle ed esistono scommesse, fra gli spettatori, molto più consistenti anche se i partecipanti, a prima vista, sembrano molto più rilassati e meno fanatici.
Rimanere alcuni giorni un Uzbekistan, con la fortuna di avere Jam che parlava splendidamente bene italiano, mi è comunque servito molto per capire approfonditamente alcuni aspetti di questi paesi dell’Asia Centrale e per anni dominio dell’Unione Sovietica, in particolare numerose sfaccettature dello stesso Turkmenistan, precedentemente visitato.
Acquistare un cane in Uzbekistan e portarselo a casa, è molto più facile e costa decisamente meno che in Turkmenistan, certo non dagli allevatori professionisti che possono mostrare le loro fattrici e stalloni, offrendo le relative garanzie con documenti, più o meno in regola per essere riconosciuti dalla F.C.I..
Se ci si accontenta di un “Buribosar”, senza documenti e vaccini, magari anche “buono”, acquistato al mercato la domenica mattina, si possono spendere poche centinaia di Euro, sicuramente meno di alcune nostre razze europee, più facilmente reperibili qui da noi, da qualsiasi privato. E anche facile trovare ragazzi, nei pressi delle città più grandi, che abbiano alcuni cuccioli portati dalle montagne, credo presi in regalo dai pastori o acquistati per pochi denari http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=605. Certamente bisogna credere e fidarsi della loro versione, senza poter vedere nemmeno una fotografia dei genitori.
Esistono comunque già alcuni allevamenti che commercializzano dei Central Asian Ovcharka d’importazione russa, con i regolari documenti e prevalentemente selezionati per le esposizioni, quindi molto più grandi e pesanti di quelli da lavoro.
La popolazione uzbeka, proviene da una pesante crisi economica del dopo Unione Sovietica e per anni, credo si sia dovuta innanzitutto preoccupare di far sopravvivere le numerose famiglie vissute per anni in totale povertà. Del cane, al contrario dei Turkmeni, non se stanno occupando più di tanto, sono rimasti i combattimenti della domenica, molta superstizione per il lupo ma nulla più. Un sistema di pastorizia molto più stabile, gli ha consentito di difendere le pecore senza la stretta necessità del cane e quindi anche nei villaggi non se ne vedono molti. Le esposizioni di bellezza, credo siano molto sporadiche e che gli appassionati si rechino per i loro concorsi, prevalentemente in Russia, dove possano trovare sbocchi anche in campo internazionale.
I miei incontri più importanti:
Il mio incontro con Mr. Abdulla HAMDAMOV - Storico allevatore dell'Uzbekistan e grande conoscitore di cani da lavoro. Bukhara - Uzbekistan. http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=577
Il mio incontro con Mr. Aminov Djamal - Ex campione di Pugilato dell'Asia Centrale, conosciutissimo allevatore e commerciante di cani da combattimento. - Samarkand - Uzbekistan. http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=578
Il mio incontro con il Dr. A. SUCRAT - Medico in Odontoiatria, e carismatico proprietario/trainer di cani da combattimento. Tashkent - Uzbekistan. http://www.pastoredellasiacentrale.it/dett_news.asp?id=579
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