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TALEBAN - Maschio di cane da Pastore dell'Asia Centrale da Guardia - Nato il 20/07/2003.
Era una mattina d’estate e sentendo i cani ad abbaiare, mi recai all’entrata del mio allevamento, vidi un signore a scendere dalla macchina, mi venne in contro e mi disse: “Mi hanno detto che lei ha dei buoni cani da guardia, io non abito lontano da qui e poiché dovrei trasferirmi in una casa molto isolata, vorrei un cane che sapesse tenermi lontani gli zingari, che spesso “setacciano” quella zona. Di tutta la cucciolata, avevo individuato, da giorni, un cuccioletto bianco e nero che si era sempre dimostrato molto attento, nonostante fosse ancora molto piccolo, glielo proposi, a lui piacque e tornò qualche giorno dopo, con il suo bimbo a ritirarlo. Allora si chiamava Arex, Taleban lo chiamai poi io in futuro per la sua completa intolleranza all’estraneo. Questo signore, mi disse che avrebbe finito presto la recinzione di casa e che momentaneamente l’avrebbe tenuto in piccolo recinto ed io acconsentii. In effetti, la recinzione non fu mai finita nei successivi anni e Taleban passò il primo anno in un recinto collocato molto più in basso rispetto al piano cortile di quella casa, quindi, chiunque entrasse, aveva l’occasione di vederlo da sopra e per lui, sfortunatamente, gli uomini sembrarono da subito dei giganti, in quanto si abituò a vederli estremamente dal basso. Non so quante volte, passai da quella casa per vederlo e verificare il suo comportamento ed a dire il vero, temevo sarebbe diventato pauroso dell’uomo, visto il posto dov’era stato collocato, durante quella importante fase di crescita. Non so quante volte, in un anno, uscì da quel recinto, “spero” parecchie, per giocare con quel bimbo, l’unica cosa certa, fu, che un giorno gli zingari arrivarono effettivamente a visitare quella casa, ancora senza recinzione, lui era chiuso nel suo box e loro poterono agire indisturbati. Taleban fu allora legato ad un pilastro della casa, con una catena sufficientemente lunga da poter arrivare sino alla porta d’ingresso e vi rimase fino a quando ritornò nel mio allevamento. Mi ricordo benissimo, il suo atteggiamento che lui ebbe nei miei confronti, quando arrivai in quel cortile, la prima volta in cui lui si trovava al mio stesso livello e non più alcuni metri più in basso. Era ancora giovane, credo avesse meno di due anni, ma il suo sguardo penetrante “con occhi di ghiaccio”, mi trasmise una soggezione diversa, da molti altri cani che avevo posseduto ed una reale paura che si potesse liberare da quella catena, iniziò ad invadere i miei pensieri. Tornai molte volte con parecchi appassionati della razza ed anche con veri addestratori, tutti ebbero la mia sensazione, ovvero risalire in macchina velocemente, per mettersi al sicuro da quell’animale minaccioso. Il suo equilibrio, comunque mi fu sempre garantito, ogni volta che andavo a trovarlo ed in casa vi erano i proprietari, bimbo compreso. Come loro, si avvicinavano a lui, smetteva di essere aggressivo e si coricava per farsi grattare la pancia. Inutile dire, che m’ innamorai ben presto di quel cane e che non furono poche le volte che proposi al proprietario, molto più denaro, di quello speso per l’acquisto, gli offrii una coppia di cani cuccioli, in cambio, etc.. ma, nonostante la sua detenzione alla catena, potesse far pensare a poco attaccamento per quel cane, mi fu sempre risposto “picche” e che Taleban, allora Arex, non mi sarebbe mai più stato ridato, per tutto l’oro del mondo. Credo, ci fosse un vero “amore” per quel animale, certamente, non tutti sono animalisti e si rendono conto di cosa rappresenti la detenzione alla catena, ma “a modo loro”, credo provassero profondo sentimento per quel cane. Ricordo di essere andato, per un periodo, ogni settimana. Scendevo minaccioso dall’auto e lo fissavo negl’occhi, lui iniziava a ringhiarmi ed indietreggiava qualche metro, per darsi spazio alla catena ed invitarmi ad avanzare, poi partiva come un fulmine, a bocca aperta, per raggiungermi, spesso mi “lavava” con la sua saliva, che spruzzava ovunque. Smisi poi di andare, quando i colpi che lui dava alla catena, con il collo, per spezzarla e raggiungermi, stavano diventando troppo forti e deleteri per lui. La sua mente, non gli permetteva più di pensare alla catena, bensì era offuscata dalla mia presenza, nella sua proprietà. Arrivò l’estate del 2007 ed io ebbi la sfortuna di perdere un maschio a cui ero molto affezionato e quindi la mia richiesta diventò ancora più insistente; ma nulla fu possibile con il suo proprietario che mi accennò, invece, di voler acquistare una femmina per fargli compagnia, non appena sarebbe stata terminata la recinzione. Io, alla ricerca di un maschio da sostituire a quello deceduto, feci alcuni viaggi ed è lì, che conobbi i miei attuali amici dell’Ungheria con i quali è in cantiere una futura proficua collaborazione. Presi, da loro, alcuni cuccioli che scelsi fra i migliori e mi tenetti l’attuale Zar, in attesa che potesse crescere e darmi dei figli, all’altezza delle mie pretese caratteriali. Nel frattempo, Taleban era legato a quella catena, io continuavo ad andare a trovarlo, almeno una volta al mese e già da lontano, lui mi riconosceva e si “gonfiava”. Io lo guardavo e facevo inversione con l’auto.
Alcuni giorni dopo capodanno 2008, ero a trovare un amico nelle Marche e ad un’ora di prima mattina, ricevetti una telefonata della proprietaria di Taleban che mi informarmava sulle vicende avvenute nella notte: lui era riuscito a spezzare la catena ed era andato in giro, per la campagna, a regolare molti conti in sospeso che aveva con alcuni cani del vicinato. La proprietaria mi annunciò che, visto l’estremo imbarazzo con i vicini di casa, se volevo il cane per utilizzarlo per la riproduzione, se ne poteva parlare, loro me l’avrebbero lasciato almeno un paio di mesi fino a che, in paese, non si fossero “calmate le acque”. Io avrei finito la recinzione, ma loro scelsero quella soluzione.
Io abbreviai addirittura le mie vacanze e dopo pochi giorni avevo già Taleban in uno dei miei box che utilizzo per farmi gradatamente amici, i cani di nuovo arrivo. Con lui non sarebbe stato facile, viste tutte le volte che l’avevo sfidato. Dopo alcuni minuti, che il suo proprietario se ne andò, io rimasi con Taleban, molto sofferente della mancanza del suo territorio e del suo padrone. Avrei voluto assicurargli che avevo desiderato molto quel momento, che con me si sarebbe trovato molto bene e saremmo diventati amici per sempre, ...ma lui pensava solo a scagliarsi contro la rete ogni volta che gli passavo vicino. Trascorsero almeno due settimane, prima che smettesse di ringhiarmi e che iniziasse a mangiare regolarmente, poi, come fecero tutti i suoi compagni, prima di lui, una mattina mi vide arrivare ed accennò un leggero scodinzolio, abbassando il capo. Io non me lo lasciai fare due volte ed ero già all’interno del box con lui, furono alcuni minuti di tensione, mista a piacevole emozione, mi pentii anche un pochino, per alcuni secondi, di essere forse stato troppo precipitoso nella mia decisione, in quanto lui mi annusava un po’ troppo insistentemente cercando anche di rizzarsi e di sottomettermi. Meno male tutto andò per il meglio, io gli infilai il guinzaglio e lo portai fuori per la nostra prima passeggiata da amici. La permanenza alla catena, per svariati anni, gli avevano creato un collare di pelle molto più spessa, intorno al collo, e se avesse voluto, avrebbe potuto ignorare qualsiasi “strozzo” ma lui amò da subito, stare vicino a me ed andare a spasso e fu sufficiente un robusto guinzaglio di corda.
Dopo qualche giorno, gli presentai mia moglie, mentre le bimbe fecero tutto da sole, ...come al solito, un giorno le trovai nel recinto che gli facevano il solletico e lui che annaspava con la zampa. Io l’ho chiamato Taleban, per il suo “fondamentalismo” che dimostra, ogni volta, nel suo totale rifiuto dell’estraneo ma in effetti, se considerasssi quanto già affettuoso con noi, dopo così poco tempo, potremmo chiamarlo tranquillamente “bamby” e sarebbe il suo giusto nome. Quando parliamo di un cane affidabile, per antonomasia, pensiamo sempre a lui, Taleban vive per prendersi le coccole delle nostre bambine. Ha una potenza ed una velocità d’azione, impressionanti che terrorizzano chiunque gli stia di fronte e nessuno dei miei visitatori, vuole mai credere che quando arriviamo noi, nel cortile dove lui vive libero, fra i vari recinti dei cuccioli, lui si è già disteso a terra, con le zampe all’aria, per farsi grattare la pancia. Non ha mai ringhiato ad un cucciolo, ha una pazienza con la “terribile” Yena, la sua attuale convivente, veramente insuperabile ed ha uno sguardo unico per le sue espressioni.
Il destino ha voluto che, per ulteriori problemi famigliari dei suoi “vecchi” proprietari, Taleban sia passato di mia definitiva proprietà ed io, ogni giorno, che entro nel mio allevamento, ringrazio Dio per questo, e ...forse anche lui.
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